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Racconto quantico: “Anno 16896, alla ricerca delle origini”

cielo
Giuseppe Cusmano
Scritto da Giuseppe Cusmano

Anno domini 16896.5.27 dell’era interstellare.

 

Il dragamine A.C. Bloom III procedeva in linea retta, con spinta inerziale, nella Costellazione del Cigno.

Il cervellone elettronico di bordo ogni tanto mandava un bit con le nuove coordinate spaziali, che non indicavano un Nord o un Sud rispetto a qualcosa, e neppure un Est o un Ovest: ogni punto di quella distesa infinita e nera come la pece era il centro dell’universo.

Da molto tempo quello era l’unico contatto che il vascello riceveva dallo spazio siderale. Un guasto al sistema impediva di comunicare con la Base e le uniche comunicazioni possibili erano quelle in entrata, captate su altre onde quantomagnetiche.

Cleaver aveva perso la misura del tempo e la luce tremula che ogni tanto faceva capolino dall’oblò non gli suscitava nessuna emozione. Tuttavia, era lucido e perfettamente informato su quanto era accaduto nel resto della galassia, compresa quella storia dell’avvicendamento ai vertici della “Piramide” tra femmine e maschi.

Era, altresì, a conoscenza della inaspettata decisione femminile di disattivare tutti i suoi fratelli ed era cosciente che il fatto di essere ancora in attività dipendeva dal guasto al computer di bordo che rendeva impossibile localizzare l’A.C. Bloom III.

Apparteneva a una serie di androidi di ultima generazione in grado di percepire il concetto di sopravvivenza, poiché il loro impiego prevedeva missioni non standard in nebulose di frontiera, ancora inesplorate e dai rischi imprevedibili.

La mancanza di istruzioni l’aveva costretto ad improvvisare e ora si trovava ad un passo dalla meta che avrebbe dovuto salvarlo.

Non disponeva dei dati necessari per valutare la decisione del Consiglio di riprogrammare gli algoritmi delle stringhe biotecnologiche in un senso femminile, mentre a lui erano stati montati i classici schemi mentali di un umano di genere maschile.

Le elaborazioni sui modelli comportamentali vincenti, da alcuni anni solari, gli restituivano in output che il futuro doveva essere femmina ma nulla lasciava presagire che ciò sarebbe avvenuto così repentinamente.

Aveva un’unica chance: trovare l’antica ‘Chiave della conoscenza suprema’, che secondo la leggenda si sarebbe dovuta trovare proprio dove ora la sua navicella si stava preparando all’ammaraggio.

Se fosse tornato alla Base con quelle risposte, sarebbe stato razionale aspettarsi un riesame del suo problema da parte del Consiglio, con una possibilità teorica del 97,5 per cento a favore di un ripensamento sulla sua sorte.

Cleaver aveva fama di essere fortunato, fama che si era conquistato in spedizioni dalle scarsissime probabilità di successo che invece si erano puntualmente verificate, benché trovasse tale caratteristica assolutamente incompatibile con i propri processori.

Anche quando si trovò di fronte alla “Chiave” non riuscì a comprendere il senso di quell’affermazione. In fondo, una probabilità su cento miliardi non era matematicamente impossibile. Non era stato programmato neppure per provare sorpresa o stupore, e sebbene il suo display lampeggiasse con un matching intermittente dinanzi all’obiettivo della sua ricerca, non ebbe neppure un impercettibile cortocircuito di gioia.

La ‘Chiave della conoscenza suprema’ era un ologramma di natura extrauniversale. Gli fu chiaro, dunque, perché sarebbe stata in grado di rispondere a qualunque quesito sull’universo: non gli apparteneva. Non essendo un ingranaggio del meccanismo, aveva un punto di osservazione privilegiato: lo vedeva dal di fuori.

Fu anche subito chiaro che era in grado di comunicare con lui e che, concessa l’informazione richiesta, l’immagine tridimensionale ed evanescente si sarebbe smaterializzata per sempre, tornando probabilmente da dov’era venuta.

Insomma, la faccenda era chiara: l’ologramma era rimasto intrappolato all’interno dell’universo e solo la risposta a una domanda, come spesso accade, poteva restituirgli l’accesso alla via di ritorno.

Cleaver aveva elaborato a lungo la scelta sul quesito fondamentale: si sarebbe ripresentato alla Base con la risposta su come era nato l’universo.

Il viaggio di ritorno fu privo di inconvenienti e la gazzarra tipicamente umana provocata dal suo rientro lo lasciò indifferente.

Fu solo quando si trovò di fronte alle dodici femmine di specie umana del Gran Consiglio Intergalattico che gli fu permesso di raccontare la sua incredibile scoperta.

Senza enfasi, attivò la RAM che immagazzinava le immagini che la ‘Chiave della conoscenza’ gli aveva scaricato nei circuiti e le proiettò.

Qualcosa di perfettamente sferico, apparve sospeso nel vuoto.

Lo scanner della Mega Unità Computerizzata del Consiglio non rilevò alcuna Realtà fisica.

Si trattava di un’essenza algebrica, un Ente Costitutivo Elementare, come il punto o la retta. Informazione allo stato puro codificata in uno Zero Iniziale.

Ciò che colpì gli astanti fu la netta sensazione di trovarsi di fronte a un ordine perfetto, mai visto, una Super Simmetria che connotava l’interno dell’Ente Matematico. L’entropia era nulla e ogni “forza” o “movimento” era neutralizzata dal proprio antagonista, onde gravitazionali e anti gravitazionali, materia e antimateria.

I loro occhi stavano osservando l’Istante zero, numeri immaginari, non esistenti in un tempo reale ma visibili solo in un tempo immaginario, oscillavano in una quarta dimensione nella quale si stagliava nitida la retta magica di Riemann.

Tutto appariva estremamente chiaro: l’origine dell’Universo era avvenuta per un’impercettibile fluttuazione della schiuma quantica che aveva trasformato, sotto la scala di Planck, l’informazione in energia, separando i numeri complessi nella loro componente reale e immaginaria. Ogni evoluzione, compresa la mente umana, era già codificata nell’informazione iniziale.

Cleaver concluse la straordinaria proiezione dicendo che per un attimo gli era sembrato di vedere la formula di Eulero: e^iπ + 1 = 0.

Il giorno dopo, fu portato nel laboratorio di eutanasia per essere disattivato, definitivamente. In quegli ultimi istanti di coscienza bioelettrica non gli fu ancora del tutto chiara la decisione del Consiglio. Non gli era stato perdonato di aver sprecato un’occasione unica ponendo, alla sola fonte in grado di rispondere, la domanda sbagliata.

Egli avrebbe dovuto chiedere il perché e non il come della nascita dell’universo.

Non gli valse come scusante neppure il fatto che fosse stato programmato con una sensibilità maschile e non femminile. Anzi, fu la riprova dell’inadeguatezza di quei modelli di androidi.

Così stava riflettendo, nello stesso istante, la Femmina Suprema del Gran Consiglio: ‘Solo dei maschi avrebbero potuto, senza indugio, anteporre il funzionamento delle cose al loro perché’.

Info Autore

Giuseppe Cusmano

Giuseppe Cusmano

Già responsabile del Middle Office Finanza per il gruppo Banco Popolare. Toltosi la cravatta, libero pensatore appassionato di filosofia e, più in generale, di cose dell'uomo e del mondo. Con lo sguardo puntato in là, un po' oltre.