Storie

La Luna ci mostra sempre la stessa faccia. Ma…

Luna
Giuseppe Cusmano
Scritto da Giuseppe Cusmano

Eh sì, ricordo il tempo in cui la luna aveva due facce

 

Allora non era mica come adesso, no no! Il nostro bel satellite non era per nulla cenerino e polveroso come oggi lo vediamo. Al contrario, sfoggiava variopinti colori e giochi di luce che per noi, ogni notte, era uno spettacolo pirotecnico e luminescente che ci lasciava a bocca aperta e con il naso all’insù con la Luna che mostrava ora una faccia, ora l’altra, ora un’altra ancora, in modo stravagante e spassoso. Devo dire che ai tempi la notte non era, come oggi, dedicata al sonno: noi non si dormiva quasi mai. Solo alcuni pigroni indugiavano alla pennichella, soprattutto da Roma in giù.

Qualcuno direbbe che ci si divertiva con poco. D’altronde non avevano ancora inventato giochi più intelligenti e razionali come “il salto al centro commerciale”, “giocare in Borsa”, “le corse agli ultimi saldi”, “le raccolte delle tessere a punti”, “chatto Silvestro”, “i paradisi artificiali” e molti altri ancora… Fatto sta che, nonostante l’inconcepibile meraviglia che la nostra piccola e vezzosa Luna ci riservava ad ogni nottata, piano piano qualcuno iniziò ad annoiarsi di tanta bellezza e sempre di più serpeggiavano mormorii di dileggio e di scherno. Canzonature del tipo: “Che noia, sempre i soliti colori policromi. Mai, dico mai, una tinta unita”. “Ogni bel gioco dura poco e questo ha l’età dell’Himalaya”. “Miiiihh, sparatemi qualcosa in vena, qualunque cosa, non ne posso piùùù…” eccetera eccetera.

Non si sa se la causa primordiale di quest’incresciosa condotta fu il torcicollo, la voglia incosciente e un po’ ottusa di novità che da sempre accompagna il genere umano o forse, chissà, l’invidia. Alcuni professoroni e cattedratici, che a posteriori si presero la briga di analizzare a fondo i numerosi reperti fossili, stabilirono, sopra ogni ragionevole dubbio, una chiara relazione biunivoca tra ciò che accadde e la comparsa sulla terra dei primi politici. Altri seri studiosi, invece, seppur sprovvisti di cattedra e con stipendio precario, additarono (i.e. puntarono all’unisono l’indice della mano destra, salvo i mancini) la nascita delle tivù commerciali, quale evidente rapporto causa-effetto con quanto si va discorrendo.

Comunque sia, tali squallidi pettegolezzi e malignità si fecero perniciosi e dilaganti: qualcuno iniziò a sbadigliare senza ritegno. Inutile dire che la Luna stizzita e indignata decise da quel giorno, ehm… notte, di mostrarci la faccia più offesa e incolore che le riuscisse. Da allora, non essendoci più nulla di bello da vedere, l’umanità prese l’abitudine di dormire durante la notte finché, smarrendo la memoria, finì per credere che fosse sempre stato così.

Qualche nottambulo, incline all’inconscio, vaga all’infinito alla ricerca degli antichi fasti e, senza sapere il perché, finisce, come una falena, inesorabilmente attratto dalle sfavillanti luci al neon dei locali notturni.  Qualcun altro, insonne e abbaialuna, è convinto che dall’altra parte, sulla sua faccia nascosta, continui il favoloso e immaginifico spettacolo di luci e colori a esclusivo vantaggio, sicuramente, degli abitanti di Beta Centauri. Che, visto quanto successo ai terrestri, si guardano bene dal tenere comportamenti maleducati e dal fare commenti idioti.

Info Autore

Giuseppe Cusmano

Giuseppe Cusmano

Già responsabile del Middle Office Finanza per il gruppo Banco Popolare. Toltosi la cravatta, libero pensatore appassionato di filosofia e, più in generale, di cose dell'uomo e del mondo. Con lo sguardo puntato in là, un po' oltre.