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Woroud, da atleta a “staffetta” per la Palestina

Woroud Sawalha
Luigi Guelpa
Scritto da Luigi Guelpa

Woroud è nata ad Asira ash-Shamaliya, villaggio di poche anime a ridosso di Nablus, in Cisgiordania, ma negli ultimi tre anni si è trasferita a Hebron dove ha avuto modo di occuparsi della “resistenza”.

 

Come le donne partigiane della seconda guerra mondiale, Woroud è una staffetta, porta comunicazioni, mette realtà diverse in contatto, soprattutto quando Israele nelle sue operazioni militari taglia linee telefoniche e oscura quelle satellitari. Le staffette palestinesi somigliano davvero molto a quelle della resistenza italiana. Provengono dai diversi strati della popolazione, si mettono al servizio della causa in cui credono per iniziativa spontanea. Non vogliono vestire i panni delle protagoniste, ma accade che nel loro anonimato possa spuntare una ragazza dal passato illustre.

Woroud Sawalha è brava perché corre veloce, retaggio dei suoi trascorsi da “ottocentista” che le hanno regalato una passerella in mondovisione alle Olimpiadi di Londra del 2012. L’8 agosto corse la sua batteria degli ottocento metri con il tempo di 2 minuti e 29 secondi, risultato che, (purtroppo) le servì solo per vedere da lontano i glutei marmorei dell’ucraina Nataliia Lupu, al traguardo 21 secondi prima di lei.

Fu però un’esperienza unica, più sociale che sportiva, con la bandiera della Palestina che sventolava sospinta più dall’orgoglio della propria identità che dal vento. “Quello è il passato, meraviglioso – racconta l’atleta che a Londra aveva appena 21 anni – oggi c’è un presente e soprattutto un futuro tutto da costruire”.

L’operazione militare israeliana “Margine Protettivo” si è conclusa ormai da venti mesi, ma Woroud non rinuncia a correre anche in tempi di pace apparente. “Credo in uno stato palestinese. A Londra il presidente Abu Mazen in persona si era occupato di noi atleti. Eravamo appena in cinque, ma la Palestina era orgogliosa della nostra presenza. L’emozione di tenere tra le mani la bandiera davanti alle telecamere del mondo è qualcosa di valore inestimabile”.

Woroud ha abbandonato gare, allenamenti e possibilità di medaglie per misurarsi in qualcosa che è più grande di lei. Eppure le sue parole riescono a stupire e a disarmare piacevolmente l’interlocutore. “Mi sono domandata che cosa avrei potuto fare per rendermi utile. Correre. Ci sono donne che fanno cose più importanti. Nessuno parla dell’emancipazione palestinese, ma qui donne sono a capo di  ministeri, sono segretarie di partito, sono dottoresse, giudici o avvocati. Non temo per la mia vita: è così grande il  sogno che una singola esistenza è quasi invisibile“.

Info Autore

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa, nato nel 1971, è un giornalista che da un quarto di secolo racconta l'Africa e il Medioriente per alcune tra le più importanti testate italiane. Ha pubblicato diversi saggi al riguardo e nel 2010, con il "Tackle nel Deserto", si è aggiudicato il premio Selezione Bancarella Sport.