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Raheela e il parco di Lahore

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Luigi Guelpa
Scritto da Luigi Guelpa

“Non so che cosa sia un paese senza guerra e violenze, potrebbe anche non piacermi. Sogno comunque l’Italia che ho visto in televisione e vorrei diventare una manager del pallone da voi”.

 

Raheela ha soltanto 24 anni e due occhi di una dolcezza infinita, ma la carta d’identità finisce per scontrarsi con una maturità dettata da troppe circostanze oscure. Un’esistenza in Pakistan, sequestrata dai talebani e dall’islam oscurantista, stravolge gli animi almeno quanto il corso degli eventi. Raheela Zarmina è il direttore generale della nazionale di calcio femminile.

Unica cristiana in un gruppo di atlete e di allenatori che professano la religione islamica. “Non abbiamo mai avuto problemi. Mi hanno accolta come se fossimo state amiche da sempre”. La selezione del Pakistan però deve fare i conti con le minacce talebane. I guerriglieri mal sopportano l’emancipazione femminile, figuriamoci la presenza di una ragazza di religione cristiana in una realtà dove emergono in via quasi esclusiva valori musulmani.

“Mi hanno più volte minacciato di morte, e da qualche tempo se la prendono anche con le mie compagne – racconta – non possiamo fare altro che esorcizzare la paura giocando a pallone”. Una partita di calcio però si spegne al triplice fischio di un arbitro dopo novanta minuti. Poi c’è la quotidianità, fatta di insidie e di pericoli. A Pasqua Raheela si trovava con parenti e amici al Gulshan-e-Iqbal, il più grande parco della città. Un jihadista appartenente a Jamal ul Ahran, uno dei più importanti movimenti della galassia di Taliban pakistani, si è fatto saltare in aria provocando la morte di 72 persone. 

“Le voci di gioia dei bambini sono state soffocate dall’urlo straziante del terrorista e dall’esplosione – racconta –  A quel punto l’odore della morte ha investito le nostre esistenze. Siamo stati noi sopravvissuti a prestare soccorso ai feriti e a tentare di ricomporre i corpi mutilati”. Troppo orrore, anche e soprattutto per una ragazza di 24 anni che sogna una via d’uscita e una nuova vita.

“In Italia la comunità pakistana è piuttosto diffusa. E poi davvero amo il calcio italiano. Ho iniziato ad appassionarmi di pallone quando in televisione ho visto gli Azzurri vincere la Coppa del Mondo. Mi ricordo Cannavaro, Pirlo e Buffon. Ecco, lui sì che è un grande campione”. E quando gli viene spiegato che l’Italia non è il paese delle favole offerto sul vassoio mediatico distorto dalla convenienza televisiva, Raheela scuote il capo come se non volesse credere all’ammonimento e rilancia con una frase che non ammette repliche. “Voi avete la fortuna di vivere in pace”.

Info Autore

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa, nato nel 1971, è un giornalista che da un quarto di secolo racconta l'Africa e il Medioriente per alcune tra le più importanti testate italiane. Ha pubblicato diversi saggi al riguardo e nel 2010, con il "Tackle nel Deserto", si è aggiudicato il premio Selezione Bancarella Sport.