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Perpetua, la campionessa del pallone, ora allena i rifugiati

Perpetua Nkwocha
Luigi Guelpa
Scritto da Luigi Guelpa

Immaginate Eto’o, piuttosto che Drogba o Yaya Touré, abbandonare di punto in bianco la carriera agonistica, e una pioggia di milioni di euro, per allenare (gratis) una squadra di rifugiati dell’Afghanistan. I re leoni del pallone si tengono a distanza di sicurezza da uno slancio solidale così impegnativo, ma la leonessa della sfera di cuoio, la ragazza che ha messo in bacheca 5 palloni d’oro africani, non si è sottratta a quello che considera “il modo migliore per ringraziare la buona sorte che con me è stata generosa”.

 

La nigeriana Perpetua Nkwocha contende alla brasiliana Marta, all’americana Mia Hamm e alla tedesca Birgit Prinz, la palma di miglior calciatrice al mondo di tutti i tempi. Ha dispensato lampi di classe in Nigeria e Cina, prima di prendere casa in Svezia, dove negli ultimi sette anni ha vissuto nella città settentrionale di Skelleftea vestendo la casacca dell’Sk Sunnana. Da qualche settimana Perpetua ha smesso di giocare per dedicarsi a un gruppo di ragazzini dell’Afghanistan, transitati con i barconi dall’Italia prima di riabbracciare i familiari in Scandinavia.

Fino a oggi lo spettro delle scelte politiche della vicina Danimarca (il prelievo forzoso ai profughi) non ha sfiorato la Svezia, che continua per certi versi a vivere nel mito degli Abba, dell’amore libero, delle Volvo, dell’Ikea e di una tangibile ospitalità. “Aiuto ragazzi che hanno percorso la mia stessa rotta – racconta Perpetua – io da privilegiata, loro purtroppo in condizioni spaventose”. I giovani afghani si allenano con disciplina e impegno, qualcuno di loro forse in futuro riuscirà a strappare un contratto nell’Allsvenskan, la Serie A svedese, ma nessuno conosce la storia e i successi travolgenti di chi li allena. “Non bado alle etichette – rivela l’atleta nigeriana – ma ciò che maggiormente mi entusiasma è la consapevolezza che le nuove generazioni afghane sono distanti anni luce dalla mentalità talebana. Sono una donna, e loro obbediscono senza protestare”.

Un piccolo miracolo a Skelleftea, che fa il paio con quello sempre svedese di Borlange, a 500 chilometri di distanza, dove ad allenarsi, sul ghiaccio, sono i profughi somali che hanno messo in piedi la nazionale di hockey. Il sogno? Neppure troppo inverecondo: qualificarsi per le olimpiadi invernali del 2018 a Pyeongchang, in Corea del Sud. 

Info Autore

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa, nato nel 1971, è un giornalista che da un quarto di secolo racconta l'Africa e il Medioriente per alcune tra le più importanti testate italiane. Ha pubblicato diversi saggi al riguardo e nel 2010, con il "Tackle nel Deserto", si è aggiudicato il premio Selezione Bancarella Sport.