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Mukhtar e Islam, dalla Somalia al Chelsea: un calcio ai fanatismi

Mukhtar Ali Islam Feruz
Luigi Guelpa
Scritto da Luigi Guelpa

Mukhtar Ali e Islam Feruz sono a Londra contro tutto e contro tutti. Sono due giovani calciatori che sognano di rappresentare la martoriata Somalia nel calcio da red carpet. Le loro tappe di avvicinamento alla maglia del Chelsea sono state funestate da minacce e da attentati.

 

Mukhtar, 18 anni, è un centrocampista dai piedi educati. Islam, 20enne, un attaccante sensibile in area di rigore. Hanno già messo piede allo Stamford Bridge, calpestando la soffice erba color smeraldo agli ordini di Hiddink, scoprendo che cos’è uno stadio da Champions League. “A Mogadiscio ci si allenava sulla terra battuta – racconta Mukhtar – ma possiamo ritenerci fortunati. Con le milizie islamiche in circolazione era davvero difficile trovare spazi per prepararsi alle gare“. Islam annuisce, ma riesce a trovare una chiave di lettura positiva: “Le qualità tecniche devono aver fatto la differenza, permettendo agli osservatori del Chelsea di portarci a Londra. Adesso tocca a noi convincerli che non hanno commesso un errore di valutazione”.

Bombe contro lo sport

I due giovani atleti somali vivono sospesi tra sogni, ambizioni e potenzialità tutte da esprimere. Ma non dimenticano quanti sacrifici si sono resi necessari per coronare il loro sogno. Sacrifici anche di vite umane. Aveva due anni in meno di Mukhtar la kamikaze che nell’aprile scorso è saltata in aria con il suo carico di morte per ammonire la gioventù a non seguire “le mode corrotte dell’Occidente”. È esplosa con quasi un chilo di tritolo in petto nel salone del teatro nazionale di Mogadiscio, uccidendo tra gli altri Aden Hagi Yeberow e Said Mohamed Noor, presidente del Comitato Olimpico e della Federcalcio, guarda caso due esponenti del mondo dello sport. Entrambi da tempo erano finiti sulla lista nera di Al Shaabab, l’organizzazione jihadista che semina il terrore nel Paese e che sta portando avanti da anni la politica del martirio, ammonendo i giovani a non partecipare ad attività sportive per indirizzare tutti gli sforzi verso la guerra santa. Concetti medievali che le nuove generazioni somale non tollerano, ma senza un sostegno internazionale sembra davvero difficile fuggire dalle intimidazioni degli integralisti.

Una dedica per Jama

I due calciatori somali, protagonisti nella Youth Champions League, il torneo europeo per gli Under 21, vogliono diventare icone di una Somalia che anela il riscatto. Ogni volta che scendono in campo hanno in cuor loro una dedica speciale per l’amica Jama Suweys. “Lei sì una ragazza davvero coraggiosa”. Jama, 24 anni, era un’atleta e poliziotta dell’esercito somalo. Doppiamente colpevole quindi per gli integralisti islamici che lo scorso anno l’avevano violentata appiccando il fuoco alla sua abitazione a Mogadiscio. “Nonostante il terribile trauma è fuggita a Garissa, in Kenya – ricorda Islam – riprendendo a giocare a basket. La sua storia ci ha regalato energie e speranze”.

Info Autore

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa, nato nel 1971, è un giornalista che da un quarto di secolo racconta l'Africa e il Medioriente per alcune tra le più importanti testate italiane. Ha pubblicato diversi saggi al riguardo e nel 2010, con il "Tackle nel Deserto", si è aggiudicato il premio Selezione Bancarella Sport.