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Calcio a Sabratha

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Luigi Guelpa
Scritto da Luigi Guelpa

“L’idea me l’ha regalata un’intervista di Zidane, anzi, forse era quasi una confessione. Raccontava di quando a Torino, assieme a Davids, si mescolava ai ragazzini in strada e giocava a calcetto nei parcheggi delle auto o in qualche improvvisato campo da pallone”.
L’improvvisazione è un concetto molto forte nell’animo di Arthur Da Silva, 32 anni, calciatore brasiliano senza troppe pretese se non quella di aver accettato un ingaggio nel campionato libico del dopo-Gheddafi.

 

Doveva essere una passeggiata di salute quando nel settembre del 2013 atterrò a Tripoli con un volo proveniente da Sao Paulo, ma in pochi mesi la città portuale di Sabratha, sede della sua nuova squadra, il Wefaq, si è trasformata in covo dei terroristi dell’Isis, in punto di partenza dei tanti barconi diretti verso l’Italia e, nei giorni scorsi, anche nel teatro dell’assassinio dei due tecnici italiani della Bonatti.

Il campionato ovviamente è stato sospeso, ma la squadra continua a vivere grazie all’entusiasmo di Arthur e di qualche atleta che ha accettato di rimettersi, in tutti i sensi, in gioco. “Abbiamo deciso di sfidare guerra e terrore – racconta il difensore brasiliano che a casa sua giocava in squadre modeste – non esiste più un campionato ufficiale, d’accordo, ma la voglia di realizzare questo progetto ha preso il sopravvento”.

Arthur è diventato una sorta di manager del Wefaq, pianifica partite “clandestine” a Sabratha e nelle località limitrofe. “Giochiamo anche di notte pur di sfuggire all’ira dei jihadisti e ci affidiamo davvero all’improvvisazione. L’orario delle partite viene fissato soltanto un’ora prima del triplice fischio e comunicato via sms. Se non troviamo un campo da calcio, allora vanno bene anche parcheggi o cortili”. Il fervore non manca sia tra chi gioca, così come tra i tifosi che hanno dato vita a una pagina sui social per raccontare le gesta del risorto Wefaq.

Tra i post ogni tanto salta fuori anche quello di qualche atleta ferito nel corso della guerriglia che si è scatenata nella regione della Tripolitania. “Siamo tutti vivi, almeno per ora – cerca di esorcizzare il terribile momento Yaqoub Al Ashab, un passato nelle nazionali giovanili della Libia e capitano del Wefaq – prima o poi tutto questo dovrà pur finire. Scrivete un articolo su di noi? Diffondete nel mondo il nostro entusiasmo e coraggio, mi raccomando”.

Arthur è d’accordo, e riesce persino a sorridere. Poteva tornare in Brasile, un ingaggio nella sterminata galassia verdeoro l’avrebbe probabilmente trovato, magari non nei piani nobili, “ma i miei compagni sono diventati una famiglia alla quale non voglio affatto rinunciare”. Bomba o non bomba, senza dover arrivare a Roma.

Info Autore

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa, nato nel 1971, è un giornalista che da un quarto di secolo racconta l'Africa e il Medioriente per alcune tra le più importanti testate italiane. Ha pubblicato diversi saggi al riguardo e nel 2010, con il "Tackle nel Deserto", si è aggiudicato il premio Selezione Bancarella Sport.