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Quel campione scomodo costretto a lasciare il calcio

Yao Junior Senaya
Luigi Guelpa
Scritto da Luigi Guelpa

Il dramma messo in scena è quello di un calciatore che per aver vuotato il sacco sulle malefatte del suo governo è passato dalla maglia della nazionale del Togo dei miracoli, che giocò i mondiali di Germania del 2006, alla maglietta sporca di grasso di un’officina meccanica a Cotonou, la capitale-baraccopoli del Benin.

 

La discesa agli inferi del centrocampista Yao Junior Senaya, oggi 31enne, risale esattamente a sei anni fa, quando a Cabinda la comitiva che avrebbe dovuto disputare la Coppa d’Africa cadde nell’imboscata di una cellula separatista dell’Angola. I terroristi fecero fuoco contro il pullman della squadra e nell’attentato morirono l’autista, l’allenatore in seconda e l’addetto stampa, mentre quattro giocatori rimasero gravemente feriti. Yao, come il più celebre Adebayor, fu tra quelli che dribblarono i proiettili impazziti.

Qualche settimana dopo Yao si scagliò in un’intervista alla stampa francese contro il presidente (a vita) della repubblica Faure Gnassingbé, colpevole di non aver mosso un solo dito per aiutare i famigliari delle vittime e dei feriti. Il padre padrone del Togo millantò alla stampa di mezzo mondo che il suo governo avrebbe sostenuto ogni spesa, ma all’atto pratico non scucì un solo dollaro. Yao denunciò tra le altre cose la situazione del portiere Kodjovi Obilale, ricoverato tra la vita e la morte dopo l’agguato in un ospedale di Johannesburg, ma di fatto bloccato nel nosocomio dopo la guarigione perché senza denaro a sufficienza per sostenere le spese ospedaliere e quelle di viaggio.

Parole di fuoco che hanno segnato la fine della sua carriera agonistica a soli 26 anni. Due mesi dopo lo sfogo, il club degli Emirati Arabi per cui giocava decise di rescindergli il contratto nonostante le ottime prove fino a quel momento fornite. Prestazioni finite nel dimenticatoio dopo una telefonata di Gnassingbe in persona al presidente del club. Il giovane centrocampista in un primo momento non si perse d’animo, e ritornando a Lomé provò a bussare alla porta delle squadre più titolate della capitale, che in situazione di normalità non si sarebbero lasciate scappare l’affare.

“Per anni ho provato a rientrare nel giro, purtroppo senza fortuna. Da qualche settimana sono tornato alle origini”, rivela rassegnato. Garzone di officina come quando aveva 14 anni e sognava un futuro da calciatore professionista. Sacrificato in nome di un populismo che per lavare i panni sporchi utilizza qualsiasi espediente, Yao ha dovuto persino lasciare il suo Paese e trasferirsi in Benin. Lontano dagli occhi, e, soprattutto, lontano dal cuore di un tiranno crudele e vendicativo.

Info Autore

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa, nato nel 1971, è un giornalista che da un quarto di secolo racconta l'Africa e il Medioriente per alcune tra le più importanti testate italiane. Ha pubblicato diversi saggi al riguardo e nel 2010, con il "Tackle nel Deserto", si è aggiudicato il premio Selezione Bancarella Sport.