Opinioni

Vita on-line e vita off-line

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Giuseppe Cusmano
Scritto da Giuseppe Cusmano

La vita on-line e la vita off-line caratterizzano un nuovo tipo di esistenza. Hanno reso obsolete vecchie idee, come la distinzione tra ‘essere’ e ‘apparire’ o ‘essere’ e ‘avere, o ne hanno modificato in modo sostanziale il significato, come l’antica contrapposizione tra l’Io e l’altro da Sé.

A tutta prima, parrebbero due modalità di vita complementari e sovrapponibili, con le quali l’individuo digitalizzato gestisce in modo efficiente e dinamico le sue innumerevoli attività: professionali, sociali, quotidiane e di svago. Nelle loro conseguenze psichiche (e anche somatiche) più profonde, i due mondi appaiono, al contrario, alieni tra di loro, sempre più distanti e incomunicabili.

L’alterità tra la modalità ‘connesso’ e quella di ‘disconnesso’ è tale che il soggetto stesso finisce per dubitare della propria unità psichica per quanto, dopo lo smarrimento iniziale, molti intravedano in ciò una inaspettata ed enorme possibilità di scegliere tra più “identità”: quella o quelle che appaiono le più piacevoli.

In effetti, la vita on-line si può vivere sia con la propria identità anagrafica sia attraverso uno o più alter ego. Dunque, assumendo altre identità (o avatar). Così dietro lo pseudonimo di “Serena92” può celarsi tranquillamente il Sig. Fumagalli Brambilla del ’57. Tuttavia, anche quando il suddetto Fumagalli si apra in rete un profilo semplicemente come Giovanni57 non sarà esattamente lo stesso Sig. Giovanni che esce dal portone di casa alle 7 del mattino per andare a prendere l’autobus che lo condurrà al lavoro.

La comunità “virtuale” e quella “reale” non solo hanno regole e modalità di comportamento e di comunicazione diverse ma costituiscono universi paralleli e, al contempo, perfettamente replicabili. Così, in rete, uno, passandoci un sacco di tempo, finisce per riproporci la vita “reale”.

E’ un po’ come due bambine davanti a una Casa della Barbie. A cosa giocheranno? Beh, faranno la spesa, penseranno ad arredare la casa, compreranno i mobili e le suppellettili, la piscina per il giardino, i vestitini ascellari, gli occhiali da sole, andranno con la decapottabile di Ken alla spiaggia, penseranno a quali eventi non mancare assolutamente e alla prossima crociera. Giocheranno ad innamorarsi e a tradirsi, a prendersi e a lasciarsi.

E’ ciò che, scimmiottato (?), possiamo trovare sui profili Facebook: foto di acquisti, di vacanze, di se stessi, di eventi ‘in’, di amici e amiche, di automobili, di se stessi mentre ci si guarda, di animali domestici, di vestiti, di cene, di se stessi, di amori perduti, di amori trovati, di se stessi, di spiagge…

Gli stessi acquisti (vacanze, vestiti, biglietti per gli eventi, eccetera) sono fatti, in misura sempre maggiore, direttamente in rete, così come direttamente in rete possono essere cercate nuove amicizie e relazioni, comodamente dalla propria casa.

Come per la Casa della Barbie, anche per la rete valgono alcune regole del gioco.

Il tempo è sempre il presente (nel gioco il passato non conta, si può anche sommariamente inventare come presupposto, e il futuro esiste solo in senso lato, come insieme indistinto di possibilità anche tra di loro incompatibili) ma frenetico (non ci devono essere tempi morti, la gratificazione è immediata e senza soluzione di continuità).

Tutto ha una scadenza (ogni bel gioco dura poco), si deve passare da una cosa nuova ad un’altra ancora più “nuova” ed entusiasmante prima che l’effetto-novità svanisca (l’alternanza sonno-veglia non esiste, la piazza “virtuale”, il market globale da cui attingere sono inesauribili e aperti h24.

Se qualcosa o qualcuno disturba si smette immediatamente di “giocare” e si passa ad un altro “gioco” (la “bambinizzazione” dell’individuo).

Nella vita on-line conta poco “avere”. Il post dell’acquisto, magari fatto in rete e mostrato sul proprio profilo, può durare una settimana (due settimane?) poi diventa obsoleto e stucchevole e deve essere aggiornato con qualcos’altro. A quel punto l’oggetto veramente comprato diventa spesso un fardello, non fosse altro per le rimanenti 48 rate mensili da pagare.

Nella vita on-line non conta neppure “essere”, almeno non in senso filosofico e tradizionale. Diciamo che il bello dell’essere on-line è sperimentare: scoprirsi, inventarsi, rinnovarsi, tornare a essere poi se stessi (?), ricambiarsi, rinnegarsi, riproporsi, per poi riaffermarsi. Magari, molto di tutto questo contemporaneamente.

Ciò che conta nella vita on-line è che qualcuno ti “clicchi”. I più fortunati, quando per sapienza o per caso postano qualcosa di virale allora le visualizzazioni possono arrivare alle centinaia di migliaia, ai milioni, perfino alle centinaia di milioni di persone che ti “premiano”.

Nella vita off-line tale popolarità è riservata solo al Papa, ai potenti della terra o ai grandi campioni dello sport.

On-line, invece, anche Giovanni57 potrebbe assumere una popolarità mondiale, magari grazie al post del video della suocera che si taglia un braccio con la motosega e muore dissanguata gettando schizzi di sangue alti tre metri (con gocce ematiche che cadono sull’obiettivo del cellulare usato come cinepresa).

Il mondo on-line è molto più democratico di quello off-line (non esistono classi sociali, c’è solo chi gioca e chi realizza i giochi). On-line tutti possono dire la loro e anche quella degli altri su qualunque argomento, dalla fisica nucleare al problema dei roditori in India, dalle equazioni differenziali alle implicazioni sull’allargamento del WTO alla Corea del Nord, senza vergogna e con molta immediatezza.

E’ un festival di opinioni e disquisizioni variegate. Per quanto, come poi è accaduto a tutte le democrazie moderne, si tratta probabilmente di una conquista di Pirro, destinata a non produrre alcunché di sostanziale

Ad esempio, il recente referendum costituzionale ha acceso una violenta discussione, sul web, sui pro e i contro di tale riforma, con una partecipazione ampia e diversificata, mentre nella vita off-line molte di quelle persone che in rete si sono battute fino alla morte per difendere le loro “idee” faticheranno non poco a trovare il tempo e la voglia per recarsi alle urne a cinquanta metri da casa (!).

Nella vita on-line nascono e muoiono gli amori di oggi, questo perché la vita on-line è popolata di emozioni. Le faccine invadono la rete, ognuno si sente legittimato e incoraggiato a esprimere i propri sentimenti, i propri stati d’animo (se non si dispone di un vocabolario adeguato, basterà scegliere l’emoticon adatto) e farli conoscere a tutto il mondo.

Ogni “visitatore” o “amico” si sentirà in dovere di rispondere all’emozione mostrata ostentando a sua volta la propria e scatenando una ridda di interazioni affettive che alle sedute dell’anonima alcolisti se la sognano.

Nella vita on-line è tutto più facile e se si vuole uscire dal turbine scatenato (perché magari l’emozione iniziale è nel frattempo svanita) ci si può disconnettere in un secondo (la girandola proseguirà sul web per conto suo e senza di noi, per fortuna).

La vita on-line è ricca, bella e promettente. In essa ci possiamo trovare le cose che interessano veramente alle persone: evasione, giovinezza, sesso, abbondanza, divertimento, intrattenimento, pubblicità, prodotti sempre nuovi e migliori, credito facile, spiritualità, emozioni, amicizie, amori. E pensare che negli anni ’70, in mancanza dei cellulari e del web, per “provare” solo qualcosa di tutto ciò ci si doveva fare di eroina…

E la vita off-line? Be’, è molto più grigia, pesante, anonima. Puzza.

Ad esempio, nella vita on-line la “benzina” che ti serve sono i Giga (che Grandi Società di Beneficienza ti procurano e promettono di regalarti) mentre nella vita off-line le risorse sono molto più scarse e difficili da procurarsi (bisogna perfino lavorare!).

Nella vita off-line uno può essere obeso, magro con la scoliosi, sfigato e pieno di debiti, avere il colesterolo alto o la forfora, l’alito cattivo o l’alopecia areata.

Anche gli stati emotivi, nella vita off-line, sono una brutta copia di quelli più belli e colorati della vita on-line: ad esempio, è difficile scambiarsi anche il buongiorno (figuriamoci esternare apertamente e in mezzo a una piazza le proprie emozioni). D’altra parte, quando incontri il vicino di casa non puoi mica tirar fuori una paletta con disegnata sopra la faccina che ride…

Nella vita off-line il passato (in particolare il tuo passato) condiziona pesantemente il futuro (proprio il tuo). Può succedere anche di ritrovarsi da soli a pensare: non è mica bello.

Nella vita off-line non riesci ad essere realmente te stesso. La vita off-line nuda e cruda appare sempre di più come “non vita”, senza attrattiva e piena di contraddizioni che appaiono irrisolvibili e irrazionali (oltre che irritanti).

Insomma, non sembra reale (!).

O, per dirla in altri termini, anche ammettendo che la vita off-line sia reale, di sicuro quella on-line è iperreale (come direbbe Baudrillard), dunque più reale della prima.

Infatti, la vita on-line può contenere tutto ciò che offre la vita off-line (nella versione bella) più altre cose che non esistono nella vita off-line che si presenta, dunque, come uno stadio di vita primitivo rispetto alla vita on-line.

Da ciò il terrore che la batteria del feticcio magico sia scarica o che non ci sia campo: si resterebbe isolati nella preistoria e l’apparire di un dinosauro da dietro un palazzone è il minimo che uno si aspetti.

La vita off-line, in effetti, sembra riservata ai bambini molto piccoli (con il pannolino) e agli anziani (con il pannolone). Una vita di merda, suvvia.

Le persone sane, che hanno una piena e gratificante vita on-line, invece, usano gli spezzoni di vita off-line in modo funzionale al loro benessere nella vita connessa, così si sobbarcano volentieri la fatica, le spese e i disagi di uscire (per la vacanza strafica, l’evento imperdibile, la passeggiata in mezzo alla natura, l’happy hour, le cene, la discoteca, eccetera) per riportare, possibilmente in diretta, ciò che si è fatto o visto, o meglio il distillato, l’essenza, on-line, dove l’atto della condivisione ammanta il tutto di un senso.

Nella vita off-line si cerca il contenuto per la vita on-line. Nulla di organico o unitario, intendiamoci, spezzoni, frammenti, che cercheranno il loro senso nella rete, unendosi e miscelandosi con milioni di altri frammenti sparsi apparentemente (?) a casaccio.

In buona sostanza, il reale abbandona sempre di più la vita off-line e sempre di più la vita on-line ne prende il posto.

Diventandone il simulacro.

Ci avviamo felici verso l’era post umana.

Info Autore

Giuseppe Cusmano

Giuseppe Cusmano

Già responsabile del Middle Office Finanza per il gruppo Banco Popolare. Toltosi la cravatta, libero pensatore appassionato di filosofia e, più in generale, di cose dell'uomo e del mondo. Con lo sguardo puntato in là, un po' oltre.