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Trump e i 2 tipi di decisione politica (una non mi piace, l’altra non m’interessa)

Donald Trump
Giuseppe Cusmano
Scritto da Giuseppe Cusmano

Parafrasando Sorrentino, ci sono due tipi di decisioni politiche: una non mi piace, l’altra non m’interessa. E indipendentemente da me, direi a latere del mondo: arriva Donald Trump, il fenomeno.

Quest’uomo mi costringe ad aggiornare quanto scrissi su questo blog nell’articoletto ‘Politica e Morale: ieri, oggi e (forse) domani’. In quell’occasione affermai che la politica odierna era subordinata a due forze esterne: il Capitale e la Tecnica. Poteri extraterritoriali e globalizzati, pervasivi e invasivi. Nomadi per vocazione e apolidi per interesse. In una parola, sottratti al dominio politico dello Stato-Nazione, le cui scelte (dello Stato) si rivelano, perciò, endemicamente inconcludenti e irrilevanti (a parte i rondò, realizzati sulle strade di ogni ordine e grado).

Incertezza, precarietà, insicurezza, paura del futuro: i Miti dei nostri tempi tristi, forzano la nuova psicologia collettiva, che potremmo riassumere nella cosiddetta ‘Grande Minaccia Anonima’.

E poi arriva Trump.

E la sua risposta politica alla ‘Grande Minaccia Anonima’ (G.M.A.).

Altro che Unione Europea, altro che Brexit, costui va dritto al cuore del problema. Rivendica la supremazia della Politica, nella realtà.

Ora, per capirci, dobbiamo fare una piccola digressione.

Baricco, nelle sue ‘Mantova Lectures’, ci dice che ciò che chiamiamo ‘Realtà’ si compone inscindibilmente di due elementi: Fatti e Storytelling (o, in senso lato, Narrazione). Non esiste Realtà di sola narrazione e qualunque fatto, di per sé, non è Reale.

Mentre la prima circostanza ci riporta alla mente qualche antico detto popolare, risultando per tale via comprensibile ai più, la seconda, contro-intuitiva, ci chiede per essere capita di rammentare che anche un vaso di fiori che ci cade in testa, lasciandoci deficienti. Non è reale se non nella misura in cui rappresenta, per noi e per chi ci sta accanto, una storia.

In altri termini, un fatto non è veramente reale se non gli attribuiamo un senso: la caduta del vaso ci ha cambiato la Vita, la quale ha un senso. Magari, il senso che le diamo usualmente, se, e solo se, ne possiamo parlare.

La Narrazione, per se stessa, può far accadere dei fatti.

Ogni fatto, viceversa, richiede sempre almeno una narrazione (in realtà, ogni fatto ha tante narrazioni quante sono le persone che lo registrano) per appartenere alla Realtà. Dunque ogni fatto, escludendo Robinson Crusoe, è multi reale.

E’ reale ciò (fatto) a cui viene attribuito un significato (storia), tutto il resto sarebbero solo ”chiacchiere e distintivo”.

Per riprendere il nostro ragionamento su Donald, eravamo rimasti all’inconcludenza di una politica la cui narrazione, per i motivi detti, era puntualmente smentita dai fatti.

La novità nostrana, Renzi, ha scientemente cercato di provocare i fatti dalla pura narrazione: processo che talora avviene ma con la particolarità di essere altamente instabile e incontrollabile, essendo del tutto casuale.

Trump si presenta come elemento di rottura perché parte da dei fatti che sono già impliciti in uno storytelling comune e di successo: La Grande Minaccia Anonima.

Perché il suo personaggio, lui medesimo, diventino Reali, ha solo bisogno di fatti che si sposino perfettamente con la narrazione suddetta.

Un muro.

Una minaccia concreta rivolta ai Capi delle Case Automobilistiche Americane. Un decreto immediatamente esecutivo per fermare immigrati in carne e ossa, di ben precisa nazionalità.

Politica molto reale, alta politica (sia detto senza ironia).

Che colpisca nel segno è evidente dalle reazioni provocate: le case automobilistiche mettono mano al portafogli (avevo ragione io), le multinazionali della Silicon Valley, colpite, si ribellano allo stop all’immigrazione (voglio imprese che producono beni “labour increase” e non “software” immateriali e a basso contenuto di lavoro).

Insomma, il fatto degno di nota è che ‘Tecnica’ e ‘Capitale’ (abituati a essere impuniti ed a fare quello che vogliono, al di là del Bene e del Male) vengono brutalmente umiliati, piegati alla volontà politica (nella narrazione dei votanti del nostro Eroe: sottomessi alla volontà del popolo)

Fatti, di per sé, piccoli e inconcludenti ma tutt’atro che insignificanti. Mentre sono assolutamente prive di realtà le obiezioni, senza fatti (o meglio, senza fatti + narrazione condivisa) che i benpensanti gli muovono: valori, accoglienza, diritti, crescita, cultura, libertà, eccetera.

Ora, è evidente, a mio modesto parere, che i problemi mondiali richiederebbero con urgenza due cose: (i) una politica (fatti) sovrannazionale che riconduca Capitale e Tecnica sotto il controllo umano; (ii) una narrazione globale nuova e diversa (l’individuo che si libera dell’individuo).

La prima cosa significa avere una governance politica globale in grado di superare l’attuale modello di sviluppo (che assomiglia sempre più al dilemma del prigioniero) e di relazioni internazionali, con fatti “glocali” concreti: ambiente, acqua, energia, cibo, produzione, commercio, distribuzione del reddito, tassazione, welfare, sanità, giustizia.

La seconda riguarda la liberazione della persona da se stessa: la consapevolezza che l’individuo, nei suoi bisogni più profondi, nel suo essere più autentico, nella sua splendida solitudine e onnipotenza, è solo il banale portato di un qualunque modello di società.

Trump e i suoi detrattori, così come i suoi emuli, sono assolutamente inadatti allo scopo.

Ma Donald una lezione l’ha data, e promette di darne molte altre. Speriamo si capisca prima che sia troppo tardi.

Info Autore

Giuseppe Cusmano

Giuseppe Cusmano

Già responsabile del Middle Office Finanza per il gruppo Banco Popolare. Toltosi la cravatta, libero pensatore appassionato di filosofia e, più in generale, di cose dell'uomo e del mondo. Con lo sguardo puntato in là, un po' oltre.