Opinioni

Nice (Nietzsche) e il superuomo, oggi

Foto Giovanni Giorgini (Flickr)
Giuseppe Cusmano
Scritto da Giuseppe Cusmano

Sei libero. Sei tu l’artefice del tuo destino, non hai peccato nel nascere, non hai nulla da espiare. Sei creatore della tua realtà, sei responsabile di te e di tutto il tuo mondo (…). Sei un superuomo, se vuoi e puoi: non ti far irretire dal terrore e dalle paure, non cadere nelle mani delle tradizioni interessate, nelle mani degli artefici del male (…). Sei libero. Sei un superuomo”.

 

Eh già, il superuomo di Nice. Un uomo libero, un creatore, ma direi soprattutto un uomo padrone del proprio destino. Mi sono chiesto: oggi chi è questo superuomo? Quale figura lo incarnerebbe? Come diventarlo?

Che mestiere farebbe, oggi, il superuomo auspicato dal filosofo “con il martello”? La rockstar? Il politico? Il CEO di una multinazionale? Il divo del cinema o della tivù? La popstar? Il calciatore di grido?

In una realtà sempre più liquida e ipotetica, dove tutto accade tranne i fatti (e se tutto è possibile, nulla è possibile), ciò che pare autentico è il dialogo interno, la vita interiore. Ma la voce della coscienza sembra somigliare sempre più ad una disconnessa erranza psichica, un fantasma che si aggira sopra un palcoscenico, incapace di trovare la quadra dei sentimenti e degli affetti, e che perviene inevitabilmente al miraggio di una montagna di soldi, unica oggettivazione universale, unica sensata presa di posizione, unica quadratura possibile. Il dio denaro non sfocia nella felicità piena ma è in qualche modo una forma di condivisione e di unione delle coscienze.

Ciò che manca è la capacità di fantasticare un destino diverso partendo dal reale. Ciò che resta è solo un percorso inverso: frammenti di situazioni illusorie da ricondurre a qualcosa che abbia la parvenza del vero, reinventando una realtà come finzione, proprio perché il reale è scomparso dalla nostra vita.

L’illusione ha il totale sopravvento sulla realtà. Il futuro di Philip K. Dick è già tra di noi. Dunque, il superuomo niciano forse non possiamo sperare di ritrovarlo in ciò che oggi definiremmo un “uomo di successo”.

E se, invece, il potenziale superuomo di Nice abitasse (come inizio casuale del suo percorso) in un appartamentino condominiale di cinquanta metri quadrati a Cormano, periferia di Milano?

Il potenziale superuomo, a Cormano…

Diciamo che lavora alla Rinascente, con un contratto a tempo determinato.

La sua ragazza insiste perché si sposino: dice che “a trentaquattro anni sarebbe anche ora”. Vorrebbe avere anche dei figli lei, sembra per colpa di una certa sveglia naturale (o forse era un orologio biologico?) Mah.

Questa mattina si è svegliato a fatica, imprecando e smanacciando la radiosveglia. Non è stata una bella nottata, è corso al cesso parecchie volte: colon irritabile.

Adesso sta orinando controvoglia, gettando un’occhiata distratta allo specchio sulla sua sinistra: “Certo che sono proprio sfatto”, pensa.

E’ incazzato. Si è dimenticato di mettere in carica il cellulare che ora è lì, abbandonato sul bidet, esangue, inutile, inanimato.

“Cazzo: senza sono morto”.

Tra un’ora dev’essere “sul pezzo”, operativo, efficiente e pronto: il migliore. Ne va della sua riconferma.

Dovrà disimballare degli scatoli, svuotarne il contenuto, etichettarlo, contarlo e mandarlo ai reparti, conferendo a quell’attività un valore aggiunto che faccia la differenza, perché oggi il suo posto lo vorrebbero fior di laureati disposti a tutto pur di farlo fuori: ce l’hanno con lui!

Sta pensando che Giulia, la sua ragazza, la sera prima, al ristorantino indiano a prezzi modici, se n’è uscita con ’sta storia di andare, domenica, al centro commerciale “a farci un’idea”, dice lei, sui costi dei “servizi” (piatti, tazzine, insalatiere, eccetera) per la lista di nozze. Per quando avranno finalmente una casa tutta loro, e ci vuole pure andare con la mamma: la sua, di lei.

Il brontolio del caffè lo riporta al presente.

Sul tavolo della cucina-soggiorno-tinello-anticamera giacciono in ordine sparso nove buste: la prima dell’Agenzia delle entrate, la seconda della banca (“Sono fuori di duecento euro sul conto, merda”). La terza è il rinnovo della tessera carburanti, rigorosamente a punti, la quarta un favoloso concorso riservato in esclusiva ai possessori della carta fidelity: “La qualità e la convenienza si alleano”. La quinta contiene la documentazione da restituire, firmata con fotocopia codice fiscale e carta d’identità, per il contratto per passare a “Tre”, ADSL gratis per due mesi (“Intanto gli altri mi hanno staccato il collegamento e sono fuori dal mondo”). La sesta è la possibilità di aggiungere Sky-go, Sky-you, Sky-e-vai e chissà che altro al suo misero contratto “basic”. Le ultime tre sono, per fortuna, delle più rassicuranti bollette… Da pagare.

È di pessimo umore. Sente, dentro di sé, che lui potrebbe essere ben altro: è un uomo libero, giovane, nel pieno del suo vigore, creativo. Deborda di energie.

Non è mica un pirla lui, ha l’intuito del vecchio volpone, come quando guardando le pubblicità capisce subito l’autoironia velata del produttore, che scherza “con lui” sull’ingenuità dello spot.

Non è uno che abbocca ai discorsoni retorici delle feste della Repubblica, dei prelati e degli alti papaveri: sono tutte fregnacce.

Sorseggiando il caffè, riflette: “Ci vorrebbe una svolta, fanculo”.

“Magari un gratta e vinci, cinque milioni… E pam!… Sono a posto. Per tutta la vita”.

“Mi toglierei lo sfizio di comprare la Porsche, che mi sta qui sul gozzo da quando avevo sei anni”.

“Poi mi metterei in proprio: due bei ristorantini, un autolavaggio, magari una boutique in centro… Una bella villa… Con piscina. Un cameriere. Un giardiniere. Un paio di drink…”.

“Certo, poi lo Stato, il Fisco, l’ASL, i vigili… i malintenzionati… Mi assalirebbero, gli affamati. Dovrei pure lavorare: il doppio, il triplo… E per pagare le tasse. O il riscatto del rapimento: non so quale delle due sia l’ipotesi peggiore”.

“E se invece si mollasse tutto e… via?”

“Ma via dove?“.

“Isoletta caraibica: mare, sole, barca a vela… Io e Giulia, insieme. Nudi e abbronzati”.

“Sì! Figuriamoci… Giulia, sicuro, si porta la su’ mamma in cambusa a preparare du’ spaghi…”

“No no … Non devo rovinare l’immagine, non voglio! Togliamo la mamma. Ecco, sì: siamo di nuovo soli… Io e lei, circondati dalla natura. Ci abbracciamo…”

“E se poi mi fanno male i denti?… Eehh, figurati se trovo un dentista capace in mezzo alla foresta pluviale”.

Vado o resto? Boh… Magari fondo un partito, un movimento… Io sono il lider maximo: sì, mi ci vedo! È che a parlare in pubblico mi paralizzo. Le labbra si muovono ma non emetto suono. Non è mica facile, non sono bravo neppure a raccontare una barzelletta… Rido prima io!”

“Beh, si è fatta l’ora. Mi aspetta una prevedibile ma rassicurante giornata usuale… E stasera, semifinale di Champions. Hurrà!”

(Foto Flickr Giovanni Giorgini)

Info Autore

Giuseppe Cusmano

Giuseppe Cusmano

Già responsabile del Middle Office Finanza per il gruppo Banco Popolare. Toltosi la cravatta, libero pensatore appassionato di filosofia e, più in generale, di cose dell'uomo e del mondo. Con lo sguardo puntato in là, un po' oltre.