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Le Leggi fondamentali della Stupidità umana

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Giuseppe Cusmano
Scritto da Giuseppe Cusmano

Mi punge vaghezza di ritornare con qualche riflessione leggera sul tema della stupidità umana (tema del quale, detto per inciso, non si parlerà mai abbastanza), così come fu ben descritta e analizzata dal mitico e compianto professor Cipolla, nel suo famoso pamphlet ‘The Basic Laws of Human Stupidity’.

 

Le cinque fondamentali leggi della stupidità umana

Prima Legge Fondamentale

Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.

Seconda Legge Fondamentale

La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.

Terza (ed aurea) Legge Fondamentale

Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita.

Quarta Legge Fondamentale

Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.

Quinta Legge Fondamentale

La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.
La terza legge aurea può essere profittevolmente rappresentata su due assi cartesiani:

terza legge aurea

Il Cipolla, dunque, in base ai danni (o ai benefici) che un soggetto procura a sé e agli altri con le sue azioni, individua per ogni quadrante quattro categorie di persone:
Gli Sprovveduti (SP) – danneggiano se stessi ma a beneficio di altri
Gli Intelligenti (IN) – beneficiano se stessi e gli altri
I Banditi (BA) – beneficiano se stessi a danno di qualcun altro
Gli Stupidi (ST) – danneggiano gli altri e se stessi
Ora, è interessante notare che, tracciando le bisettrici dei quattro quadranti, si possono individuare (a mio insindacabile giudizio e scostandomi un poco dall’analisi del Cipolla) otto sottocategorie di individui.

sottocategorie individui

Partendo dal primo quadrante, che rappresenta i comportamenti intelligenti, la bisettrice divide la macro-categoria in due sottoinsiemi: gli ‘altruisti’, cioè coloro portati a far del bene agli altri in misura maggiore rispetto al proprio tornaconto, e gli ‘egoisti’ (intelligenti) che beneficiano se stessi senza nuocere ad alcuno o procurando, come effetto collaterale, anche vantaggi minori ad altre persone.
Il quadrante dei ‘banditi’, invece, può essere utilmente suddiviso nei ‘furbi’, coloro che si procurano vantaggi cospicui cagionando danni minori a qualcun altro (si pensi al furbetto che, truffando una banca, si faccia consegnare il saldo di un deposito “dormiente” e dunque inutilizzato da anni, perché appartenuto a una persona deceduta da tempo e mai reclamato dagli eredi) e nei ‘bastardi’, i quali procurano danni ad altri in misura sproporzionata rispetto ai vantaggi per i quali agiscono (un esempio potrebbe essere quello di chi, per scippare un braccialettino d’argento da pochi euro a una giovane ragazza in attesa del treno che la riporti a casa, la renda invalida a vita).

La bisettrice che divide in due il quadrante degli ‘stupidi’ identifica la categoria dei ‘fessi’, coloro i quali con le loro azioni stolte si procurano danni personali ingenti, causando anche problemi ad altre persone (si pensi al giovane “pirla” che per una bravata si cacci in guai seri, rovinandosi la vita e quella dei suoi famigliari) e la categoria delle ‘capre’: sono una grande maggioranza, composta da gente che con comportamenti idioti procura danni a molti senza ricavarci alcunché e alla lunga perdendoci (pensiamo ai fomentatori seriali e passivi di liti condominiali o a chi vota il coglione di turno al governo di una nazione).

L’ultimo quadrante è suddivisibile nei ‘martiri’ o ‘eroi’, quelle persone che a loro grave detrimento procurano vantaggi ad altri, e nei ‘santi’, coloro che si spendono per il benessere dei loro simili, senza anteporre nel loro agire il proprio interesse e rinunciando alle loro comodità.

Ora, è notevole la contiguità, o sottile linea di demarcazione, che separerebbe le nuove sottocategorie a due a due se invece degli assi cartesiani puntassimo la nostra attenzione sulle quattro zone che si formano dall’intersezione delle diagonali tracciate. Abbiamo che tra ‘altruisti’ e ‘santi’ il passo è breve, così come è breve tra ‘egoisti’ (intelligenti) e ‘furbi’, tra ‘capre’ e ‘bastardi’ o tra ‘fessi’ ed ‘eroi’.

assi cartesiani

Potremmo anche osservare che, grazie a questa prossimità, spesso il ‘furbo’ si autoconvinca di essere solo un po’ ‘egoista’ ma intelligente; il ‘bastardo’, messo con le spalle al muro, invochi il “così fan tutti” tipico delle ‘capre’; il ‘fesso’ giustifichi se stesso in quanto ‘martire’ della società e, infine, il ‘santo’ si schermisca definendosi semplicemente un ‘altruista’.

Tornando al Cipolla, egli deriva un corollario molto importante dalla sua analisi quali-quantitativa sui comportamenti umani: se prendiamo in considerazione la sola diagonale AOB, come da grafico sotto riportato:

diagonale

Possiamo vedere (utilizzando le sottocategorie da me definite a piacere) che gli individui posizionati alla destra della diagonale, ‘santi’, ‘altruisti’, ‘egoisti’ (intelligenti) e ‘furbi’, hanno comportamenti che presentano, tutti, un saldo netto tra benefici e danni positivo per la società nel suo insieme: i vantaggi ottenuti per sé o per gli altri sono sempre maggiori rispetto ai danni personali o collettivi cagionati. Mentre le sottocategorie che si trovano alla sinistra della diagonale, i ‘martiri’, gli ‘eroi’, i ‘fessi’, le ‘capre’ e i ‘bastardi’, causano con le loro azioni sempre un danno netto alla società.

Da ciò sarebbe facile derivare politiche sociali che mirino ad aumentare la percentuale di individui della prima varietà a scapito del numero di persone che appartengono al secondo genere.

Abbiamo purtroppo evidenza che nella realtà le cose non appaiono così chiare.

Ad esempio, l’analisi ci mostra come i martiri dello Stato Islamico (che occupano le prime pagine dei quotidiani) siano dannosi quanto i bastardi occidentali (che invece occupano, quando va bene, le ultime pagine delle cronache locali) e di come entrambe le categorie siano meno dannose delle ‘capre’ che costituiscono la maggioranza, anonima ma pestifera, che affolla il nostro Belpaese (‘Vero è ben, Pindemonte: la mamma delle ‘capre’ è sempre incinta!’).

O, ancora, di come sia autolesionistico, mediaticamente parlando, pontificare gli eroi (dannosi) e ignorare sistematicamente gli altruisti (vantaggiosi). Oppure di come l’eterno dibattito sulla natura egoistica o altruistica dell’essere umano non colga il punto mentre la contrapposizione tra ‘santi’ e ‘furbi’ ignori i poveri fessi, per i quali non si fa nulla, pur costituendo un evidente problema sociale.

Le cose da dire sarebbero molte di più ma lo spazio concessomi m’impone di rimandare ad altra occasione il seguito del discorso.

P.S.: Consiglio comunque ad ogni lettore di portarsi in tasca una copia del grafico di Cipolla e di non esitare a consultarlo ogni qualvolta le circostanze vi impongano una scelta, anche banale.

Info Autore

Giuseppe Cusmano

Giuseppe Cusmano

Già responsabile del Middle Office Finanza per il gruppo Banco Popolare. Toltosi la cravatta, libero pensatore appassionato di filosofia e, più in generale, di cose dell'uomo e del mondo. Con lo sguardo puntato in là, un po' oltre.