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La Ragione ha sempre ragione?

cervello
Giuseppe Cusmano
Scritto da Giuseppe Cusmano

Uno dei consigli a cui è difficile replicare consiste nell’invito ad essere… razionali.

 

Molte delle assurdità che accadono nel nostro mondo vengono sbrigativamente liquidate con la mancanza di razionalità. Che so, “noto manager, depresso per la recente perdita del lavoro, in preda a una crisi di nervi strangola la moglie perché era andata tre volte dalla parrucchiera in una settimana”. Evidentemente, la causa dell’agire imprudente e affrettato di tale distinto professionista non può che essere la perdita di razionalità.

Ma che cos’è la razionalità?

Detta così, parrebbe uno dei possibili comportamenti umani. Uno stato d’animo, per quanto nobile. In realtà, la Razionalità è, più che altro, uno strumento, una facoltà dell’intelletto: la facoltà di ragionare (ce ne sono altre, altrettanto importanti). In quanto tale, un primo problema, per cercare di assecondare chi ti consiglia di “essere” razionale, è quello di cercare, per l’appunto, di essere uno… strumento. E’ come se qualcuno mi esortasse ad essere, che so, un … martello.

Chiarito, per modo di dire, che più che un “cosa” si tratta di un “come”, di questa facoltà cosa possiamo farcene? Quale affidamento assegnarle?

Be’, forse l’utilizzo più importante (più razionale… ehm) è quello relativo alla nostra conoscenza del Reale, di ciò che ci circonda. Occorre però che siamo d’accordo sul fatto che noi non abbiamo un accesso diretto alla Realtà.

Quando, ad esempio, guardiamo il cielo non abbiamo l’esperienza del cielo vera e propria ma stiamo analizzando i dati che arrivano al nostro cervello, codificati secondo un modello innato e, al tempo stesso, diverso per tutte le persone. L’osservazione è, dunque, basata su un modello di rappresentazione costruito automaticamente dal nostro cervello durante l’osservazione stessa.

Tutti noi vivendo non sperimentiamo la vera essenza delle cose ma il modello di riferimento che la nostra mente si dà. La stessa percezione, lungi dall’esser oggettiva, è costituita dalla rappresentazione interna, frutto della codifica dell’energia scambiata col mondo reale (che per noi resta sempre un’ipotesi). In questo senso, la percezione (limitata) non può avere un valore assoluto, perché ha come oggetto dei dati (malamente) codificati, non il mondo stesso.

La rappresentazione di un fenomeno reale è quindi un problema percettivo legato al modello che si osserva. La razionalità ha a che fare con tali modelli (che sono vari). In particolare, i modelli costruiti con l’aiuto della razionalità li chiamiamo sistemi formali.

Occorre dire che gli scienziati (spesso citati come esempi illuminanti di massima razionalità), ad esempio, sono perfettamente al corrente del fatto che stanno investigando delle proprietà di modelli della realtà, piuttosto che la realtà stessa. Le famose ‘teorie scientifiche’ servono proprio a questo. Un modello diventa teoria quando è dimostrata (pro tempore) la sua adattabilità locale a un sottoinsieme di fenomeni oggetto dello studio.

Ora, i sistemi formali (e la facoltà che li ha generati) hanno dei limiti intrinseci (come la percezione). In particolare, i sistemi formali non sono in grado di descrivere se stessi coerentemente (cfr. Gödel). Ogni volta che tentiamo di indagare la Realtà (con la Ragione/ Logica) siamo costretti ad accettare queste limitazioni:

– l’osservatore modifica il comportamento dell’osservato (Heisenberg)
– l’osservazione è necessariamente ristretta ad una porzione del fenomeno osservato
– il modello per descrivere il fenomeno è incompleto. Oppure,
– se consistente \ completo, il modello è contraddittorio.

Noi viviamo immersi in sistemi formali incompleti o incoerenti. Non solo la matematica ma anche il linguaggio o qualsiasi modello che usiamo per conoscere, approfondire, decidere, ebbene: quello è un sistema formale (dunque incompleto o contraddittorio). Ma questa non è necessariamente una cattiva notizia.

Ciò che a prima vista potrebbe apparire, in base ad una certa idea che ci siamo fatti, come limitato (la razionalità) in realtà potrebbe nascondere proprietà e capacità che ancora non abbiamo ben compreso. Ad esempio, quando nel dimostrare una tesi, una verità, in modo rigoroso attraverso un complesso ed articolato sistema formale, ci rendiamo conto che inevitabilmente lo strumento utilizzato (razionale) contiene una proposizione indecidibile (né vera, né falsa), possiamo risolvere il problema grazie ad un altro sistema formale (di secondo livello) che contenga la soluzione per quella proposizione indecidibile.

Purtroppo, anche quest’altro sistema formale di secondo livello contiene inevitabilmente una proposizione vera e falsa allo stesso tempo, che ci costringe a utilizzare un sistema formale di terzo livello, e così via all’infinito.

Un assaggio infinito

Ora, se ogni descrizione finita della Verità (attraverso sistemi formali) conduce inevitabilmente ad un regresso infinito, è proprio in tale regresso che si deve individuare l’essenza stessa della Verità. Cioè, la nostra Ragione è, ontologicamente, trascendentale: un assaggio di infinito. Oserei anche dire che tale “infinito” sia l’essenza di tutte le cose e che la struttura di essere e di non-essere sia solamente una qualità soggettiva assegnata dall’osservatore.

D’altra parte, ciò si accorda con la circostanza che le Verità “profonde” sono costituite dall’unione di tesi e antitesi. La Verità è antinomica. D’altra parte, la mente umana riesce in ciò che ad un calcolatore sembrerebbe assurdo: dimostrare l’indimostrabilità. Dunque contiene probabilmente criteri di conoscibilità, non assiomatici, incarnati nelle sinapsi: qualcosa che fa riferimento direttamente all’infinito.

Ad esempio, l’Amore. Già, l’Amore è un’altra delle nostre facoltà intellettive, anch’essa un potente strumento di conoscenza. La cosa curiosa è che anche tale facoltà, come la Ragione, è trascendentale. Hai visto mai…

Messe una di fila all’altra in una qualunque affermazione, spesso, Amore e Ragione, ci si presentano come un’antinomia. Se poniamo l’una come vera (e l’altra come ipotesi) generiamo una contraddizione (e viceversa). Una è la tesi e l’altra l’antitesi. Ma questo significa anche, alla luce di quanto detto, che l’uomo (in senso lato) che riuscisse a farne un’unità, a prenderle assieme, probabilmente si avvicinerebbe di molto al… Vero.

Info Autore

Giuseppe Cusmano

Giuseppe Cusmano

Già responsabile del Middle Office Finanza per il gruppo Banco Popolare. Toltosi la cravatta, libero pensatore appassionato di filosofia e, più in generale, di cose dell'uomo e del mondo. Con lo sguardo puntato in là, un po' oltre.