Opinioni

Il potere dell’immagine che ci trasforma in selfie

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Giuseppe Cusmano
Scritto da Giuseppe Cusmano

Per la prima volta nella storia dell’uomo, il proliferare delle conoscenze si accompagna al regredire della conoscenza. Possiamo sapere tutto ma non capiamo le cose che accadono e perché accadono: i nostri occhi sono la rete, e noi vediamo il mondo attraverso frammenti.

Viviamo il secolo dell’ignoranza. Non un’ignoranza grezza: non c’è nulla che con Google, oggi, non si possa sapere. Piuttosto un analfabetismo di ritorno che consiste nel non capire esattamente le cose che accadono e perché accadono. Per la prima volta nella storia, il proliferare delle conoscenze si accompagna al regredire della conoscenza. Perché?

Credo che ciò dipenda dal lento ma progressivo sparire del Reale dalla nostra vita. Tra noi e le cose non esiste più un contatto diretto, tutto è schermato dall’informazione. Un’informazione sovrabbondante e pervasiva.

I nostri occhi sono la rete

Questo è il secolo dell’informazione. La nostra conoscenza del mondo abbraccia l’intero globo terracqueo ed è una conoscenza prettamente visiva. I nostri occhi sono la rete, internet, e noi vediamo il mondo attraverso immagini (spezzoni, frammenti) e commenti (brevi, didascalici, elementari e uniformi) fatti da altri.

Anche ciò che è scritto si vede, non si legge. Così in noi si formano figure e rappresentazioni, ora di terroristi che sgozzano, ora di coltri grigie ed impenetrabili nei cieli di Pechino, ora di Obama e Renzi, ora di profughi disperati, senza averne mai avuto esperienza diretta.

Questo é il secolo della Vita psichica. Il mondo è nella nostra testa. E la nostra testa è ricca di suggestioni, un vortice di visioni senza capo né coda. E’ un universo di sentimenti e di emozioni, di domande senza risposte e di significati che non comprendiamo. Al di là della cortina che ci separa dal reale, ci sono gli oggetti e l’altro da Sè. Siamo emotivi. Anche se le cose le “vediamo” da lontano.

L’irrealtà del quotidiano

Voi mi direte: “Ma esiste anche il quotidiano, la fatica di ogni giorno, i nostri figli, la necessità di procacciarsi il pranzo e la cena, le bollette, eccetera”. Certo, ma quanti di noi riescono ad averne un’esperienza reale? Voglio dire, quanti di noi serenamente e con consapevolezza riescono ad avere la pazienza per aspettare che ogni cosa maturi secondo dei ritmi naturali e antichi? Quanti di noi riescono a vivere il presente come un conosciuto passaggio tra un prima e un dopo?

Parliamoci chiaro, anche nel nostro piccolo siamo dei dissociati. Semplicemente desideriamo che il banale si colori nella nostre psiche di quelle immagini spezzettate che sono diventate la nostra vera sostanza.

Così i silenzi irrequieti della nostra compagna si trasfigurano in drammi esistenziali dagli esiti incerti e sconvolgenti (non pensando minimamente che forse si tratta di un semplice dolore mestruale), il piccolo gesto atletico del nostro cucciolo prefigura una possibile carriera professionistica, degna delle prime pagine di ogni quotidiano esistente, e verso cui sentiamo una responsabilità e un dovere di difesa con le unghie e con i denti da chi trama perché l’ineludibile non si compia (non venendoci in mente che forse si tratta di una nostra fantasia giovanile e irrazionale).

Siamo dei selfie, forse l’unica cosa rimasta vera, dove ciò che si vede è esattamente ciò che é… Un autoscatto.

Info Autore

Giuseppe Cusmano

Giuseppe Cusmano

Già responsabile del Middle Office Finanza per il gruppo Banco Popolare. Toltosi la cravatta, libero pensatore appassionato di filosofia e, più in generale, di cose dell'uomo e del mondo. Con lo sguardo puntato in là, un po' oltre.