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The Woman Who Left – Cercare vendetta: moralmente giusto?

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Gaia Meris
Scritto da Gaia Meris

Liberazione e vendetta sono sinonimi. Ma agire per vendetta è moralmente giusto? The Woman Who Left, film di Lav Diaz vincitore del Leone d’Oro della 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ci trasporta in questa riflessione.

Lav Diaz regista del film"The Woman Who Left"

Lav Diaz regista del film”The Woman Who Left”

Siamo nel 1997, Filippine, in un periodo di grande tensione. Delitti e rapimenti sono all’ordine del giorno, quando un’insegnante viene arrestata per un omicidio che non ha commesso. La condanna è di 30 anni, un periodo lungo, interminabile, che porta la protagonista a maturare l’esigenza di vendicare il male che le è stato fatto, cercando il vero colpevole del delitto per il quale è stata costretta a rinunciare alla sua vita.

226 minuti in cui la tensione è palpabile e resa ancora più evidente dalle inquadrature fisse, alcune delle quali durano diversi minuti. Il film è totalmente in bianco e nero e la lentezza con il quale si sviluppa, la camera fissa, i lunghi silenzi e i dialoghi più o meno estesi, altro non sono che il tentativo di rendere il più reale possibile i tempi e i modi della vita.

Allo spettatore si chiede di immedesimarsi in questo racconto, dove ad avere importanza non è tanto la trama in sé, quanto l’esperienza della protagonista: una donna forte, allegoria dell’umanità che pur soffrendo non rinuncia a lottare. Non a caso il film è dedicato al popolo filippino e alle difficoltà che affronta nella vita quotidiana.

Quindi è più giusto parlare di vendetta o redenzione? A voi la parola…

Info Autore

Gaia Meris

Gaia Meris

Laureata in Scienze della Comunicazione. Dinamica, estroversa, ama raccontare la realtà che la circonda e viaggiare. Anche con la fantasia.