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Sanremo 2016: i cantanti da festival e quelli di un’altra categoria

nuove proposte
Gabriele Sola
Scritto da Gabriele Sola

Quarta serata. Dopo aver dispensato pagelle su canzoni in gara e cover, alla vigilia del gran finale tiriamo un po’ le somme. Vi va?

Quelli di un’altra categoria

Quelli, cioè, che si possono permettere (per storia personale, dna, incoscienza) di presentarsi a Sanremo fregandosene del Festival. Quelli che mi piacerebbe vincessero e quasi certamente non vinceranno.

Enrico Ruggeri ha scritto alcune tra le canzoni più intense degli ultimi 30 anni. Sarebbe un degnissimo “superospite” (non ha nulla da invidiare ad Elisa, che dite?) eppure ha l’umiltà di presentarsi a Sanremo da concorrente. E convince, come sempre.

Elio e le Storie Tese lo cantano senza nascondersi: “Una canzone brutta”. Perché otto ritornellucci uno dietro l’altro (un album compresso in 3 minuti e mezzo) non sono neppure parenti del concetto di “bella canzone”. C’è però l’autoironia, la genialità, quell’originalità folle nei testi, nelle armonizzazioni e negli arrangiamenti. C’è tanta di quella roba che, alla fine, la loro canzone brutta è tra le più inspiegabilmente belle di questo festival.

Bluvertigo. Lo so, lo so. “Morgan così svociato, come fai a metterlo quassù?” Mi sembra di sentirle, certe contestazioni. E poi il sound è così tanto bluvertigo, e la smania di distinguersi, e il basso lanciato dal palco, e bla bla bla. Vabbè, ma questi il pentagramma lo sanno strizzare come pochi altri: ascoltate bene il loro brano, senza farvi portar via da afonie e stonature di superficie. Li applaudirete anche voi.

Patty Pravo. Altra palcodipendente che continuerà a mettersi in gioco fino all’ultimo respiro. La meraviglia, nel suo caso, non è data certo dall’intonazione né dalla dizione (vero?) e neppure dalla comunicativa. La meraviglia, nel suo caso, ha la forma della voglia di restare in mezzo alla mischia, fottendosene degli anni che passano.

Stadio. La serata delle cover ha spiegato tutto. E io non ho altro da aggiungere.

Quelli che, chissà, magari domani han vinto loro

Valerio Scanu vola sospinto da un esercito di fan attivissimi: sul web, nei social, al televoto. La sua vera forza, perché quest’anno la canzone è un po’ dimessa.

Giovanni Caccamo e Deborah Iurato: la coppia a Sanremo va (da sempre) come il pane. E loro in più sono davvero bravi.

Annalisa cresce a vista d’occhio e il grande pubblico sta imparando a seguirla. Peccato quell’aria acida da chettelostoaddì…

Arisa, nata fumetto, si è fatta donna. Può non piacere, ma piace a tanti.

Lorenzo Fragola ha la faccia e la voce e l’arte leggera che lo fanno amare alle nonne come alle nipotine. E poi garba alle radio.

Le belle conferme

Noemi padroneggia la tivù almeno quanto il palcoscenico. L’intreccio la rende una certezza a tutto tondo. In più, al festival ha proprio un bel brano.

Dolcenera brava lo è sempre stata, padrona del pianoforte anche, bella pure. Ora ci aggiunge maturità e classe da big autentica.

Francesca Michielin sta sbocciando. Ma quello stilista va cambiato, eh?

Irene Fornaciari, figlia d’arte che spicca più per l’arte (la sua, solida e personale) che per la parentela.

Quelli delle radio

Neffa, in effetti, è da ascoltare per radio. Dal vivo sfodera un bel po’ di personalità, ma se le note fossero bersagli non ne beccherebbe uno.

I Dear Jack senza Alessio Bernabei perdono quota. Eppure ci bombarderanno con la loro canzone.

Alessio Bernabei senza Dear Jack perde quota. Eppure ci bombarderanno con la sua canzone.

Rocco Hunt fa simpatia. Ma “Wake up guagliù” proprio non si può sentire.

No, grazie

Spiace per Clementino, straordinario nella serata delle cover con “Don Raffè”: il rap che ha portato in gara è un tripudio di déjà vu in salsa partenopea.

Zero Assoluto. Appunto: zero assoluto.

Nuove proposte o proposte nuove?

Grazie a Francesco Gabbani (che ha cantato “Amen”) il vincitore delle Nuove proposte è anche una proposta nuova. L’unico potabile tra i finalisti promette di non scomparire alla prima curva: ha del talento e, in un panorama già pienotto, riesce a distinguersi per originalità e personalità… E pensare che ieri stava per uscire di gara.

Info Autore

Gabriele Sola

Gabriele Sola

Direttore responsabile di Glob.Press, giornalista professionista laureato in Scienze della comunicazione, ha al suo attivo numerose collaborazioni con radio e televisioni nazionali. È anche Ceo di Springly, per cui si occupa di comunicazione ed organizzazione di eventi, e svolge l'attività di coach e formatore in OK Coaching operando negli ambiti business, sport e life. Nato a Vercelli da padre piemontese e madre olandese, vive alle porte di Bergamo con Maristella, Giulia e Marco. Si autodefinisce "goloso di vita".