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Auto elettrica: siamo pronti? Acqua!

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Maurizio Parrini
Scritto da Maurizio Parrini

C’è molto movimento all’interno delle case automobilistiche e molto si discute tra i potenziali clienti. L’auto elettrica. Tutti paiono sostanzialmente d’accordo, prima o poi sarà vincente sulle nostre strade. Forse.

Forse, invece, siamo già oggi ad una svolta: cerchiamo di capire che cosa sta facendo capolino sul mercato automobilistico.

Auto elettrica: le tecnologie

L’ibrido come lo conosciamo è destinato ad essere esclusivamente una tecnologia di passaggio, utile a ridurre (in determinati contesti) il consumo delle auto tradizionali. Favorita da un algoritmo di calcolo dei consumi medi, soprattutto nelle versioni plug-in (che in parole povere fanno scorta di energia dalla rete elettrica) funziona bene in città, mentre è meno efficiente in caso di velocità costanti.

Questa tecnologia è per (quasi) tutte le tasche, partendo dalla piccole della Toyota, passando per Mercedes, BMW, Volvo, Lexus, Porsche, Ferrari (in quest’ultimo caso il supporto del motore elettrico è orientato alla maggior prestazione più che al minor consumo). Al momento è una scelta di immagine o etica.

L’ibrido E.R. (Extended Range) è più efficace ma costoso: prevede un piccolo motore che ricarica le batterie quando in via di esaurimento. Questo motore non ha alcuna connessione alla trasmissione ma serve esclusivamente per la ricarica, e il vantaggio risiede nel funzionamento a regimi ottimali che consente comunque un’alta efficienza del sistema.

L’esperienza della Fisker Karma (un capolavoro incompreso) è però stata negativa: perdevano 35.000 dollari ad immatricolazione, su un costo al cliente di circa 100.000 euro (in Italia). Ora ci ritentano… Vedremo.

Nel frattempo è già sul mercato la Opel Ampera a 45.000 euro. Ha un’autonomia buona, un design discutibile, ma funziona.

Più note sono le recenti BMW, la i3 e la i8, che uniscono ad un design intrigante un’efficace soluzione E.R. con un motore da 649cc. Però l’utilitaria i3 parte dai 36.500 euro, mentre la sportiva i8 parte da quota 140.000 e, come da tedesca tradizione, il costo con le dotazioni può salire. E di molto. Se le si sceglie è soprattutto, anche in questo caso, più per motivi etici o di immagine: ammortizzare nel tempo l’investimento pare francamente difficile.

Le elettriche pure costano ancora care, hanno limitata autonomia e soffrono di un perverso meccanismo punitivo dovuto alla necessità di colonnine di ricarica rapida. Se non vi saranno abbastanza auto elettriche, sarà difficile proporre la messa in opera di colonnine. D’altro canto, finché non vi saranno abbastanza colonnine sarà difficile che queste auto si vendano.

L’alternativa delle batterie da montare/smontare (si sostituisce la batteria scarica con la batteria carica) appare ancora più complessa, dovendosi prima creare una rete di “officine” disponibili ad effettuare tale servizio, che non partirà se non grazie ad uno standard relativamente alle batterie stesse (e questo è molto improbabile).

Con le elettriche pure abbiamo diverse case che si stanno misurando: dalla piccola Smart a Renault e Citroen, Nissan e Mercedes. Anche la FCA con la 500e, e molti sono alla finestra mentre la Tesla annuncia la model 3 spiazzando tutti, in prevendita a 30.000 dollari negli USA con risultati sorprendenti per la stessa azienda, che pare dovrà rivedere al rialzo i propri piani industriali.

Auto a idrogeno

Auto alimentate ad idrogeno. Ci aveva tentato la BMW e ci sta provando la Toyota. La soluzione BMW era apparsa molto interessante in un’ottica a medio termine, sfruttando un motore endotermico derivato dai benzina. Ha sofferto della mancanza di distributori ma stanno comparendo i primi prototipi anche nel campo della distribuzione, che avvalendosi di pannelli fotovoltaici producono in autonomia idrogeno dall’acqua grazie alla luce solare e potenzialmente si dimostrano efficaci. Dunque la tecnologia è pronta e il mercato pure.

Come detto, la BMW ci aveva già provato, addirittura cercando di far breccia nel cuore di noi italiani dandone in prova una serie 7 a Renato Pozzetto (grande appassionato ma forse poco connesso con il mondo incravattato dei possessori di serie7 e quello tecnologico dei cultori della materia).

Presa in contropiede dal successo dell’Ibrido di Lexus e Toyota la BMW ha poi deciso di modificare i propri obiettivi, e rimesso nel cassetto i prototipi e (soprattutto) i molti brevetti. Ma è pronta ad estrarli nel momento giusto.

Nel frattempo la Toyota ha immesso sul mercato, a piccole dosi, quella Mirai che invece sfrutta la tecnologia a celle di combustibile, riconosciuta come la tecnologia del futuro. Questa è la tecnologia che più di ogni altra appare davvero sostenibile, non inquinante e con materie prime a basso costo.

Auto a celle di combustibile: il futuro. E nel frattempo?

Cosa farei in attesa delle auto a celle di combustibile? Probabilmente, per risparmiare, una sempre valida e pragmaticamente economica auto a gas (ce n’è per tutti i gusti), che costa davvero poco e mette anche un po’ in pace la coscienza, rilasciando pochi inquinanti.

Se invece si vuole un’auto ecologica ma di prestigio, l’ibrida è quella giusta, che sia Volvo, Porsche o Mercedes ma soprattutto, per esperienza specifica, Lexus. Se infine si cerca il top, la Tesla è in cima ai sogni di ogni ecologista (che di solito rifugge le case istituzionali).

Io personalmente, sin dalla presentazione del prototipo a Ginevra, sono rimasto molto colpito dalla Fisker, sia per la filosofia che l’ha originata sia per il design.

Poi se proprio si vuole esagerare, c’è sempre la Porsche Spyder, praticamente un’auto da corsa, che però dichiara 3,3 lt di consumo ogni 100 km: ne hanno terminato la produzione, a numero chiuso, ma qualcosa forse si potrebbe ancora trovare con un piccolo sovrapprezzo. Peccato che già il costo del modello base sia superiore ai 700.000 euro e che al top raggiunge valori prossimi al milione: siamo nella stratosfera.

Torniamo allora sulla terra.

L’acqua come fonte di energia

Il futuro è sempre più ad idrogeno? Sicuramente sì, e non solo per l’automotive ma anche per il real estate. Come in tutti i casi, però, c’è un “ma”: stiamo parlando di tecnologie che hanno tutte alla base l’acqua. E qui si sta giocando la grande partita.

Come molti sanno, si è già scatenata tra le multinazionali una guerra per il controllo di questa fonte d’energia. E la partita è solo all’inizio.

Info Autore

Maurizio Parrini

Maurizio Parrini

Architetto e designer, urbanista e creativo in missione per trovare il rapporto aureo che combini sostenibilità, innovazione, cultura e immagine, nel lavoro e nella vita. Costantemente alla ricerca di input e convinto che teoria della complessità e provocazioni banali siano potenzialmente ispiratrici di buone pratiche quotidiane. O forse no.