Economia e Finanza

Small Cap, le “piccole” di Piazza Affari

Finanza e Borsa
Paolo Funassi
Scritto da Paolo Funassi

In borsa esistono decine di società quotate che, per le dimensioni ridotte, vengono definite small cap. Molte di queste sono sconosciute alla maggioranza degli investitori. La nostra analisi e qualche consiglio pratico.

Il Ftse Italia Small Cap è un indice della Borsa di Milano composto dalle azioni di quelle società che hanno un ridotta (in inglese small) capitalizzazione. Nel Ftse Italia Small Cap è incluso un paniere di titoli il cui controvalore scambiato quotidianamente non supera, di norma, il 2% del totale di Piazza Affari. La somma della capitalizzazione di tutti i titoli small cap rappresenta soltanto il 4% di tutta la borsa milanese. Per questa ragione la maggioranza degli investitori non li conosce, mantenendosi concentrata sulle società più note (Eni, Generali, Enel ecc.) Le azioni small possono essere comprate singolarmente oppure investendo su fondi comuni.

 

Anche il Ftse Italia Small Cap viene revisionato ogni tre mesi (a marzo, giugno, settembre e dicembre) di ogni anno. Per questa ragione, i titoli di cui parleremo qui sotto potrebbero in futuro non essere più presenti nell’indice delle “piccole” pur restando quotati in borsa.

Investire in questa tipologia di titoli è molto rischioso ma può dare enormi soddisfazioni (e guadagni). La remunerazione del capitale investito nelle small cap potrebbe raggiungere, infatti, anche il quintuplo della somma inizialmente depositata proprio perché si tratta di aziende che puntano alla crescita. Spesso quotano ben al di sotto del loro effettivo valore societario, e quando vengono “scoperte” dal mercato i rialzi risultano molto corposi e repentini. Anche perché, capitalizzando qualche decina di milioni di euro, bastano investimenti limitati per far decollare (o crollare) le quotazioni di questi titoli.

Attenzione all’elevatissimo margine di rischio. Questa tipologia di azioni è molto suscettibile alle variazioni complessive della borsa: sono i primi titoli a crollare se si verificano eventi sfavorevoli e, nella maggioranza dei casi, non distribuiscono dividendi. L’alta volatilità (in pochi minuti si possono produrre oscillazioni superiori al 10% del loro valore, sia al rialzo che al ribasso) fa sì che l’investimento sia destinato a chi possiede nervi saldi e molta esperienza finanziaria. Il rischio di perdere gran parte del valore è parecchio elevato e, se in generale non amo l’espressione “giocare in borsa”, devo riconoscere che per queste azioni sia possa parlare più di una lotteria che di un canonico investimento.

Da inizio anno la variazione dell’indice Ftse Italia Small Cap è risultata negativa del 13%.

Small Cap: alcuni titoli

Per gli appassionati di borsa, analizziamo alcuni tra i titoli appartenenti all’indice Ftse Italia Small Cap. Evidenziamo il fatto che il presente articolo non è un invito ad investire (o a non investire) nei titoli qui citati: proponiamo semplicemente una rapida analisi, condita da qualche opinione personale.

Molmed

La società biotecnologica italiana ha presentato per il quarto trimestre 2015 risultati che evidenziano un balzo dei ricavi del 50,7% a/a a 6,7 milioni. Il deficit a livello di Ebitda risulta pari a 4 milioni, con un peggioramento rispetto all’analogo periodo dell’esercizio scorso, quando la voce evidenziava un rosso di soli 2,3 milioni. Inoltre, la perdita ante-imposte è pari a -4,3 milioni dai -2,5 milioni dello stesso periodo del 2014. Infine ricordiamo che le disponibilità finanziarie nette passano da 38,3 milioni del 30 settembre agli attuali 29,9 milioni. Attualmente capitalizza 140 milioni di euro. Da inizio anno la società è in calo del 6%.

Prelios

Concluso pochi giorni fa un aumento di capitale da 66,5 milioni.

In questi giorni la società ha comunicato di essersi liberata di 176 milioni di euro di debito. Il gruppo immobiliare ha effettuato la sottoscrizione degli strumenti finanziari partecipativi emessi da Focus Investments, veicolo a cui sono state trasferite tutte le attività di business relative agli investimenti ed ai co-investimenti immobiliari del gruppo, liberandosi così totalmente di 176 milioni di euro di debito. Il tutto rientra nell’operazione straordinaria di separazione delle attività di business relative agli investimenti e co-investimenti immobiliari di Prelios da quelle relative alle attività di servizi. La notizia che sta catalizzando l’interesse per il titolo è quella relativa al fatto che l’ex amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, figurerebbe all’interno di una cordata di investitori che al termine dell’aumento di capitale si troverebbe a possedere il 21,5% circa di Prelios.

Retelit

Retelit è uno dei principali operatori italiani di servizi dati e infrastrutture per il mercato delle telecomunicazioni, dal 2000 quotato alla Borsa di Milano. La società dispone di una rete in fibra ottica proprietaria che si estende per oltre 9.000 chilometri e collega 9 Reti Metropolitane e 18 Data Center in tutta Italia. Capitalizza circa 90 milioni di euro. Dal 1 gennaio 2016 l’andamento è negativo dell’ 8%.

Nel mese di febbraio è arrivata la notizia che Data4 ha scelto l’operatore di servizi dati e infrastrutture Retelit per collegare il suo campus di Cornaredo alle reti metropolitane e nazionali, fino alle porte del Mediterraneo.

Il 22 marzo 2016 è previsto l’esame del bilancio consolidato del Gruppo e del progetto di bilancio di esercizio di Retelit S.p.A. al 31 dicembre 2015.

Immsi

Immsi S.p.A. è la holding di un gruppo cui fanno capo oltre 40 società operative nei settori immobiliare, industriale e navale (la famiglia Colaninno ne è la principale azionista) . Ha come mission la valorizzazione dei propri investimenti, attuali e futuri, anche attraverso il rilancio di realtà aziendali caratterizzate da importanti prospettive di crescita. Capitalizza circa 150 milioni di euro. Da inizio anno il titolo ha perso il 2%.

l portafoglio di investimenti della società include attività relative a:

  • settore immobiliare (attività turistico-alberghiere) attraverso le società Is Molas S.p.A., Pietra S.r.l. ed Apuliae S.p.A.
  • settore industriale (fabbricazione e commercializzazione di motocicli, scooter, ciclomotori e veicoli commerciali leggeri, attraverso le società facenti parte del gruppo Piaggio e del gruppo Aprilia
  • settore navale (fabbricazione e commercializzazione di aliscafi, traghetti, imbarcazioni per la difesa e barche da diporto) attraverso la società Intermarine S.p.A.

I ricavi consolidati al 30 settembre 2015 ammontano a 1.052,5 milioni di euro, per una crescita dell’8,1% rispetto ai 974 milioni di euro dei primi nove mesi del 2014. Il 95,3% dei ricavi, pari a 1.002,6 milioni di euro, proviene dal settore industriale (Gruppo Piaggio).

Cofide

Quotata alla Borsa di Milano dal 1985, COFIDE (la famiglia De Benedetti ne è la principale azionista) controlla CIR, società a capo di uno dei principali gruppi industriali italiani, attiva nei settori energia, media, componenti auto, sanità ed investimenti non-core. Capitalizza 250 milioni circa, e il titolo da inizio anno ha accusato una performance negativa intorno al 18%. Il gruppo Cofide nei primi nove mesi del 2015 ha conseguito un utile netto consolidato di 19,2 milioni rispetto a 1,6 milioni del corrispondente periodo del 2014. Tra le sue principali partecipazioni evidenziamo, oltre a Cir, l’Espresso e Sogefi.

Exprivia

Exprivia S.p.A. è una società di consulenza e sviluppo di soluzioni IT.

Nel mese di febbraio ha comunicato di essersi aggiudicata un servizio di business process outsourcing per una multinazionale italiana, leader nel settore energia. Il valore complessivo della commessa assegnata è di circa 60 milioni, distribuiti su un arco temporale di tre anni.

Da evidenziare la notizia che Banca Akros conferma il rating buy su Exprivia, con target price pari a 0,95 euro per azione, in attesa della pubblicazione dei conti in agenda per l’11 marzo. Gli esperti prevedono un modesto quarto trimestre che, comunque, andrà a migliorare il trend dei ricavi rispetto a quello precedente. Attesi, in particolare, ricavi a quota 43,9 mln (-1%), un Ebit a 4,6 mln (+11,4%) e un utile netto pari a 2,48 mln (+32%). Giudizio positivo confermato alla luce di una valutazione non eccessiva, della crescita (organica e M&A recente) e di un possibile nuovo forte catalizzatore M&A (Italtel).

Aedes

Fondata nel 1905, quotata nel 1924, Aedes è stata la prima società immobiliare ammessa alle quotazioni della Borsa Valori di Milano. Capitalizza circa 150 milioni di euro e da inizio anno ha perso circa il 12%.

Il 2 marzo 2016 il cda di Aedes Siiq ha approvato le valutazioni immobiliari effettuate da due esperti indipendenti – Cushman & Wakefield e K2Real – su tutto il portafoglio immobiliare di gruppo. Il Gav (gross asset value) immobiliare consolidato, pari a 321,3 milioni, è aumentato rispetto al medesimo dato al 31 dicembre 2014 di 24,8 milioni, di cui 6,3 milioni a parità di perimetro e 18,5 milioni per acquisti netti. In particolare, nel corso del 2015 sono stati effettuati acquisti di portafogli immobiliari del valore di 77,1 milioni, con un yield del 5% (redditività attuale) e un Erv del 9% (redditività potenziale), e venduti o deconsolidati immobili per 58,6 milioni, di cui circa il 90% non locati, con realizzi superiori al book value.

Da inizio febbraio 2016 il gruppo ha acquistato 1.114.000 di azioni proprie.

Aedes sta preparando il futuro con investimenti attraverso le sue due linee di business, acquisendo da un lato immobili a reddito per arrivare a competere velocemente nelle performances con i migliori reits europei e, dall’altro, realizzando una nuova generazione di shopping and leisure centres attraverso la sua pipeline di development.

 

Immagine tratta da Flickr: BuscoSocios.net

Info Autore

Paolo Funassi

Paolo Funassi

Presidente di società pubblica, è ex imprenditore ed ex collaboratore presso il Senato e il Consiglio Regionale della Lombardia. Hobby principale: arbitrare nei campionati di football americano, dopo essere stato per anni arbitro di calcio.