Economia e Finanza

Piazza Affari: il lusso tornerà a brillare?

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Paolo Funassi
Scritto da Paolo Funassi

Piazza Affari da inizio anno ha perso oltre il 20% della sua capitalizzazione. Cosa dobbiamo attenderci per il settore del lusso?

L’inizio d’anno è stato da incubo per tutte le piazze finanziarie mondiali. Il crollo degli indici ha travolto ogni settore, compreso quello del lusso. Pesante il calo a Piazza Affari, penalizzata da un settore bancario fragile e da una percezione più negativa sull’Italia dopo un 2015 contrassegnato da rialzi a due cifre.

 

L’indice delle 40 società a più larga capitalizzazione (S&P Mib 40) è ad un valore di 17.200 punti, avendo perso circa il 20% dalla prima seduta dell’anno. Per permettervi di inquadrare l’attuale momento storico, rammento che negli anni 2009 e 2012 l’indice scese a 12mila punti, mentre nel 2010 e nel 2015 si raggiunsero i 24mila. Lontanissimi dai 44mila punti toccati nel 2007 e dai 50 mila a cui si arrivò nel 2000.

In questo periodo di bear market (il cosiddetto “mercato orso”, in ribasso, mentre quando il trend è positivo si parla di “toro”) sono stati travolti tutti i settori, incluso quello delle materie prime.

Non ha fatto eccezione il settore del lusso, che conta in Italia diversi e prestigiosi protagonisti. L’indice globale del lusso ha perso il 17% nel 2015, anche se è giusto ricordare che negli ultimi 10 anni aveva visto quasi raddoppiare il proprio valore.

Il lusso a Piazza Affari

Il lusso e la moda sono sinonimi del gusto e della bellezza italiane nel mondo. Alcune tra le nostre società più affermate sono quotate a Piazza Affari.

Ferragamo

Il gruppo Salvatore Ferragamo ha chiuso il 2015 con ricavi in crescita, rispetto al 2014, del 7,4% a 1,43 miliardi, leggermente sopra le attese del mercato. Una vasta gamma di prodotti e una focalizzazione sempre maggiore sulla pelletteria, coniugata ad una diversificazione geografica dei ricavi (l’Asia contribuisce per il 36%, l’Europa e gli Usa intorno al 25%) fanno si che l’azienda produca utili costanti nel tempo.

Nota dolente, che per altri aspetti può rappresentare un’opportunità, è la quotazione del titolo in Borsa. Dai massimi di 31 euro il titolo ora quota poco più di 20. In questo mercato ribassista nulla garantisce che non possa continuare a scendere. La maggior parte degli analisti sono ottimisti sul titolo ma osservano che una discesa sotto soglia 20 potrebbe aprire ulteriori scenari ribassisti.

Moncler

Quotato a Piazza Affari dal 2013, il titolo Moncler rimane sopra il prezzo dell’IPO, anche se in questo inizio d’anno la quotazione sta attraversando un momento difficile.

Per quanto riguarda l’utile ed i ricavi, il 2015 ha registrato una crescita rispetto al 2014, in particolar modo negli USA. Moncler vanta notevoli punti di forza quali la crescita trainata da fattori specifici della società (diversificazione dell’offerta e aperture), della qualità (margini al top del settore, puro play sul lusso, forte posizionamento del marchio) e del forte track record, con vendite a parità di negozi in costante sovraperformance.

La crisi non dovrebbe produrre un impatto negativo sui conti del 2016. Diverso è l’andamento del titolo, poiché in questo caso entrano in gioco fattori speculativi. Moncler ha annunciato anche un buy back (acquisto delle azioni da parte della stessa azienda) e ciò potrebbe sostenere le quotazioni del titolo nel breve periodo. Anche sul lungo periodo vediamo pochi rischi ma questo 2016 presenta incognite per tutti. Monitorare area 12 euro: è importante che Moncler non scenda sotto questa quota.

Tod’s

Archiviato il 2015 con ricavi oltre il miliardo di euro, in aumento rispetto al 2014, ora la società si sta focalizzando su una maggior efficienza e produttività. Nel 2016 Tod’s intende spingere ulteriormente sulle vendite degli accessori come borse e portafogli. La pelletteria anche in questo caso gioca un aspetto decisivo per l’andamento futuro dei ricavi. Il gruppo genera ricavi in tutti i principali mercati mondiali e si aspetta un ulteriore aumento dei ricavi sia dall’Europa che da USA e Giappone, per controbilanciare il rallentamento cinese. Il titolo quota intorno ai 72 euro e non riesce a tornare sopra gli 85 euro, quotazione che segnerebbe la fine della fase ribassista. 60 euro è il supporto che ha arrestato le discese negli ultimi 5 anni. Per chi detiene azioni Tod’s, il consiglio è di non vendere a queste quotazioni già molto basse ma di mantenere i nervi saldi e aspettare momenti migliori.

Cucinelli

La società umbra del lusso nel 2015 ha avuto un giro d’affari di 414milioni di euro, in crescita del 16,3% rispetto al 2014 (+19,4% per i mercati internazionali, +3,7% per quello italiano). L’amministratore delegato del gruppo ha dichiarato che il 2015 si è concluso con risultati eccellenti in termini di crescita di fatturato e che le vendite primavera-estate 2016 sono partite molto bene.

Le quotazioni, come per tutti i titoli, hanno però subito un calo. La quotazione attuale è intorno ai 15 euro dopo aver toccato i 20 durante il 2015. Se i dati del 2016 saranno in linea con il 2015, riteniamo che le quotazioni possano ritornare verso i 16,5 euro, soglia mantenuta per quasi tutto il 2015.

Ferrari

La inserisco nel settore del lusso, anche se questo argomento ha diviso la comunità finanziaria. Alla fine la quotazione a multipli da super lusso (30 volte gli utili attesi) ha fatto sì che l’azienda venisse considerata lusso a tutti gli effetti, più che “semplice” settore automobilistico (dove la media delle quotazioni è 10 volte gli utili attesi.). Il 2015 è stato il miglior bilancio di sempre per il Cavallino. Sono state consegnate 7.664 unità (+6% rispetto al 2014). I ricavi netti sono cresciuti del 3% a 2.854milioni. L’utile netto si è attestato a 290milioni (+9% rispetto al 2014). Il 2016 potrebbe mantenersi in linea con il 2015. Poiché la società vende poco meno di 8mila macchine l’anno, la crisi che sta colpendo molti Paesi non avrà alcun impatto sui conti Ferrari. Il titolo, invece, è calato di oltre il 20% dalla quotazione. Riteniamo eccessiva la flessione delle quotazioni ma consigliamo l’acquisto del titolo soltanto in ottica di lungo periodo. Nel breve, quota 32 euro rappresenta un’importante soglia psicologica.

Yoox Net-a-Porter

Nata nell’ottobre del 2015 dall’integrazione tra due dei principali operatori nell’online luxury retail, oggi è attiva con 6 multi-brand online store e 38 online flagship store. Una realtà che effettua spedizioni in oltre 180 Paesi, con un portafoglio di 2 milioni di clienti attivi e 24 milioni di visitatori unici mensili. L’attività del gruppo copre tutti i settori merceologici dei principali brand della moda e del lusso: dall’abbigliamento alle calzature, agli accessori. Gli analisti sono ottimisti sulla prospettiva di crescita del business e sulle sinergie che si possono sviluppare dalla sopra descritta integrazione. Il titolo quota sopra i 30 euro e tratta a multipli molto elevati. Credo che a questi prezzi (dopo una straordinaria performance nel 2015) incorpori già i benefìci dell’integrazione, pur in presenza di un’ulteriore espansione del business.

Altro colosso italiano del lusso con vendite in tutto il mondo è Prada. Purtroppo per gli investitori italiani, nel 2009 il gruppo ha deciso di quotarsi soltanto all’estero e per questo non rientra nella nostra analisi. Pare però che possa approdare a Milano entro fine 2016.

A proposito di estero, sottolineamo che il settore ha vissuto un brillante 2015 in tutto il mondo. Come esempio possiamo rifarci all’esercizio 2015 di LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton, che si è chiuso con ricavi per 35,7 miliardi di euro ed un utile delle attività ricorrenti di 6,605 miliardi. Entrambi i dati hanno fatto segnare un incremento del 16% rispetto all’anno precedente.

Borsa e lusso: gli scenari futuri

Lo scenario è molto instabile ma crediamo che la situazione fra pochi mesi si stabilizzerà e il settore tornerà a brillare. La crisi cinese sarà bilanciata dalle vendite negli USA e in Europa.

Le incertezze inerenti l’andamento azionario non sono legate tanto agli utili prodotti dai vari gruppi del settore quanto al fatto che, essendo titoli quotati a multipli molto generosi (oltre 20 volte gli utili attesi) questi debbano mantenersi costanti nel tempo. E questo, pur in presenza di incognite e variabili di difficilissima interpretazione.

Info Autore

Paolo Funassi

Paolo Funassi

Presidente di società pubblica, è ex imprenditore ed ex collaboratore presso il Senato e il Consiglio Regionale della Lombardia. Hobby principale: arbitrare nei campionati di football americano, dopo essere stato per anni arbitro di calcio.