Economia e Finanza

Piazza Affari ed i timori di Brexit

Brexit
Paolo Funassi
Scritto da Paolo Funassi

Piazza Affari e tutti i mercati finanziari mondiali, al netto del (cinico) sospiro di sollievo dopo l’omicidio di Jo Cox, sono in preda al panico per l’eventuale  uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Come tutelarsi in caso di Brexit?

Ad aprile, quando i mercati navigavano in acque tranquille, dalle colonne di Glob.Press mettemmo in guardia tutti i nostri lettori dalle possibili ripercussioni sui listini azionari del referendum britannico sulla permanenza nell’Unione europea. Avevamo anche previsto che i grossi investitori non avrebbero atteso passivamente l’esito del referendum per compiere le loro mosse, e che giugno si sarebbe rivelato un mese “agitato”.

Dopo i crolli di gennaio e febbraio, frutto della speculazione, ora i ribassi dei listini azionari mondiali sono più che giustificati. La finanza non ama le incertezze e l’uscita  della Gran Bretagna dall’Unione Europea – prospettiva che ora pare un po’ meno probabile, a seguito della reazione emotiva dovuta all’assassinio della parlamentare britannica Jo Cox – aprirebbe una fase economica e finanziaria piena di dubbi ed incognite.

Brexit: le ripercussioni 

Stando ai sondaggi precedenti il delitto Cox, la maggioranza degli inglesi avrebbe votato per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Se questa ipotesi venisse confermata, si produrrebbero effetti su varie aree economiche ed anche nella nostra vita quotidiana.

A livello macroeconomico, il PIL europeo subirebbe un crollo di quasi 2 punti percentuali già nel 2016, con pesanti incertezze per il 2017. L’Italia vedrebbe il ritorno della recessione, ed anche lo spread tra Bund e Btp tornerebbe ad alzarsi come è già accaduto nei giorni scorsi.

I settori più colpiti sarebbero quelli legati a commercio, turismo e, soprattutto, finanza.

Gli effetti sulla nostra vita quotidiana? Sono previste pesanti ripercussioni, in particolare per chi avesse bisogno di sottoscrivere prestiti o mutui.

Dal canto loro, la politica e le relazioni internazionali subirebbero sconquassi poiché si creerebbe un precedente all’interno dell’Unione europea: con l’attuale crescita degli euroscettici, questo elemento getterebbe benzina sul fuoco che rischia di abbrustolire il progetto di integrazione europea per come lo abbiamo interpretato sino ad oggi.

Brexit: su quali asset puntare

Se s’imponesse la Brexit, sarebbe davvero difficile trovare un investimento sicuro, almeno nel secondo semestre di quest’anno. Quando ci fu la crisi mondiale del 2008 nessun settore si salvò. Proprio per questo si parlò di “anno della tempesta perfetta”.

Sarebbero comunque da evitare gli investimenti azionari, nel settore bancario e finanziario in generale. Le obbligazioni societarie ed i bond governativi subirebbero enormi sbalzi al ribasso (per i Paesi più deboli) e rendimenti negativi nei Paesi considerati rifugio come la Germania (attualmente, difatti, il rendimento del Bund tedesco è negativo).

Anche investire in valuta estera potrebbe rivelarsi insidioso, perché la speculazione e la guerra valutaria tra i vari Stati potrebbero portare a scenari imprevedibili ed incomprensibili ai più.

Le materie prime probabilmente caleranno di prezzo. La gelata sull’economia mondiale trascinerebbe al ribasso anche i prezzi delle commodities, innescando una recessione nei Paesi produttori che, per la maggior parte, stanno nel Sud del mondo.

Soltanto l’oro potrebbe beneficiare di questo scenario apocalittico. Non è un caso che molti investitori, come il magnate e speculatore George Soros, stiano investendo massicciamente su questo asset considerato il vero bene-rifugio.

Brexit: conclusioni

A torto o a ragione, abbiamo descritto uno scenario quasi apocalittico, dovuto al peso economico della Gran Bretagna nella comunità finanziaria. E la finanza, con i suoi trilioni di derivati, può davvero gettare l’economia del mondo in una fase di recessione come nel 2008, quando la crisi finanziaria partita dagli Usa congelò l’economia di tutti gli oltre 200 Paesi del globo.

Un’eventuale vittoria della permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea con margini ridotti rappresenterebbe anch’essa un brutto segnale di sfiducia che, legato al possibile rialzo dei tassi d’interesse della Banca Centrale Americana, potrebbe causare ulteriori ribassi in borsa nel corso della prossima estate. 

Piazza Affari: le prospettive

Consiglio di non acquistare alcun titolo azionario fino al referendum britannico. Da evitare anche successivamente, indipendentemente dall’esito delle urne, il settore bancario italiano, che sta affrontando il momento più delicato della sua storia. In caso di permanenza della Gran Bretagna potrebbero registrare rialzi le quotazioni dei titoli energetici e le utilities, azioni come Leonardo (l’ex Finmeccanica), Exor, Ferrari, Poste Italiane e Ferragamo.

Info Autore

Paolo Funassi

Paolo Funassi

Presidente di società pubblica, è ex imprenditore ed ex collaboratore presso il Senato e il Consiglio Regionale della Lombardia. Hobby principale: arbitrare nei campionati di football americano, dopo essere stato per anni arbitro di calcio.