Economia e Finanza

Piazza Affari: dopo la caduta finalmente un rimbalzo. È vera ripresa?

Finanza e Borse europee
Paolo Funassi
Scritto da Paolo Funassi

Giornate al cardiopalma per operatori finanziari ed investitori. Dove stanno andando i mercati?

Non c’è che dire: il 2016 è iniziato davvero male per gli investitori italiani. Oggi (10/2) si registra il primo significativo rimbalzo dopo un pesante filotto di cali. Tutti i settori stanno pagando duramente questo momento, che potrebbe essere definito storico per la violenza dei ribassi. Mai l’indice italiano, e neppure quello americano, avevano vissuto un principio d’anno cosi negativo.

 

In meno di un mese e mezzo, Piazza Affari è tornata ai livelli del 2013: due anni di crescita costante spazzati in pochissime sedute. Ironicamente potremmo dire “è il mercato, bellezza”. Resta il fatto che l’Italia risulta particolarmente penalizzata.

I mercati guardano (a modo loro) al futuro

Al di là dei motivi macroeconomici legati alla debolezza dell’economia cinese che sta debilitando l’economia mondiale, ciò a cui stiamo assistendo è un chiaro movimento finanziario. Fenomeno che, come già accaduto nel 2008, potrebbe scatenare una recessione economica mondiale.

Accade spesso che il mercato anticipi effetti destinati a colpire l’economia reale, ed i segnali in questo senso appaiono piuttosto preoccupanti. Le quotazioni azionarie prezzano gli utili attesi e le prospettive future: questi crolli costanti indicano che il mercato si attende un tracollo economico dei Paesi emergenti, destinato a produrre turbolenze anche in Italia poiché l’export è il supporto su cui poggiano gli utili delle nostre aziende e, più in generale, le prospettive di una reale ripresa economica.

A Piazza Affari tutti i settori piangono

Non esiste settore che sia stato risparmiato da quest’ondata di vendite, che sta colpendo il mondo intero e non solo il nostro Paese. Quello bancario, in particolare, vanta un peso notevole sul nostro indice azionario, e siccome ci troviamo in piena tempesta finanziaria il settore più colpito risulta, appunto, quello della finanza. In realtà gli utili delle banche nel 2015 erano stati corposi, circostanza che le aveva portate a prevedere per il 2016 la distribuzione ai propri azionisti dei dividendi, in alcuni casi di entità anche superiore alle attese degli analisti.

A cos’è dovuto, dunque, il crollo delle quotazioni? In realtà gli utili riguardano il 2015, e cioè il passato. Gli investitori, invece, ora sono concentrati su alcuni fondamentali preoccupanti relativi alle banche e, più in generale, all’economia italiana. Le sofferenze bancarie sono quasi raddoppiate dal 2011 ad oggi, segno di come l’economia non riparta e si presume continui anche in futuro a zavorrare i bilanci delle banche. Le tanto attese integrazioni tra istituti di credito continuano ad essere rimandate, e si teme che si prospettino ulteriori aumenti di capitale. La speculazione al ribasso (il cosiddetto short) trova dunque terreno fertile e causa il crollo di parecchi titoli.

Il settore energetico, anch’esso centrale per Piazza Affari (basti pensare ad Eni), è legato dal canto suo all’andamento del petrolio, che sta subendo una clamorosa flessione. I settori legati ai beni di consumo (automobili, lusso, turismo) vedono con sempre maggior incertezza le vendite sia verso l’estero che in Italia, finendo col patire a loro volta cali piuttosto marcati.

I motivi della debolezza di Piazza Affari

Molti investitori esteri, a causa di innumerevoli criticità nei Paesi di provenienza, stanno vendendo a qualsiasi prezzo gli asset italiani detenuti nei loro portafogli (pensate agli investitori dei Paesi produttori di petrolio). A questo si somma il fly to quality (il “volo verso la qualità”) che porta a disinvestire dai Paesi ritenuti a rischio e fragili per investire in quelli più solidi. Altro fenomeno che finisce col penalizzare l’Italia.

La sostenibilità del debito italiano resta una preoccupazione per chiunque investa a Piazza Affari; l’aggiunta del rialzo dello spread (il differenziale di rendimento tra il BTP italiano ed il bund tedesco) contribuisce a generare la percezione che l’Italia sia un Paese “pericoloso”.

Quando si arresterà il crollo?

Viviamo in un periodo di eccezionale volatilità e speculazione, quindi azzardare previsioni è difficile e inopportuno. Ritengo però che la violenza dei ribassi non potrà mantenersi ai livelli di queste settimane, poiché siamo già a quota 16mila punti per l’indice S&P mib40 (il minimo storico fu intorno ai 12 mila punti). Le quotazioni in base agli utili sono talmente basse che il dividendo yeld a Piazza Affari è salito intorno al 5% (vale a dire che le cedole che staccheranno le aziende rappresentano circa il 5% del valore attuale dei titoli in borsa). Un rendimento talmente allettante da agevolare, in futuro, il ritorno degli acquirenti. Molte aziende continueranno a fare utili poiché, per loro fortuna, operano in settori anticiclici. Ricordiamo poi che la Banca centrale europea cercherà con ogni mezzo disponibile di sostenere la liquidità delle banche e dei mercati.

Come sempre vale l’invito alla prudenza, ma ricordiamo che in borsa vale la regola secondo cui “quando la gente è depressa i grossi investitori iniziano a comprare”. Cosi come non bisogna lasciarsi troppo trasportare dall’entusiasmo nei momenti di euforia borsistica, insomma, è il caso di non farsi prendere dallo scoramento in queste settimane colme di incognite e difficoltà.

Info Autore

Paolo Funassi

Paolo Funassi

Presidente di società pubblica, è ex imprenditore ed ex collaboratore presso il Senato e il Consiglio Regionale della Lombardia. Hobby principale: arbitrare nei campionati di football americano, dopo essere stato per anni arbitro di calcio.