Economia e Finanza

Piazza Affari: crisi finita?

crisi finita
Paolo Funassi
Scritto da Paolo Funassi

Sui mercati sembra ritornata la calma (per ora). Ecco che cosa ci possiamo aspettare.

A metà febbraio, quando la violenza dei ribassi pareva non avere fine, avevo ipotizzato che il trend negativo non si sarebbe protratto per molto, poiché l’indice S&P mib (l’indice delle 40 maggiori società) era arrivato all’infima quota di 16mila punti (il minimo storico fu intorno ai 12 mila punti).

 

Le quotazioni in base agli utili erano talmente basse che il dividend yeld a Piazza Affari era salito intorno al 5% (le cedole staccate dalle aziende sarebbero state circa il 5% del valore dei titoli in borsa). Un rendimento talmente allettante da agevolare il ritorno degli acquirenti, cosa che si è puntualmente verificata: attualmente l’indice S&P mib quota intorno ai 17600 punti (un 10% in più rispetto a tre settimane fa).

Le banche centrali stanno monitorando la situazione e sono pronte ad agire e a continuare ad immettere liquidità nel sistema finanziario.

Purtroppo l’economia reale non dà segnali di ripresa, come dimostra il fatto che l’indice Pmi manifatturiero della zona euro a febbraio è sceso a 51,2. In Italia si è portato al minimo degli ultimi dodici mesi a 52,2 mentre in Germania ed in Francia l’attività manifatturiera ristagna.

In Cina il rischio di una brusca frenata dell’economia è tutt’ora vigente e il Brasile è ad un passo dal default. Come se non bastasse, anche le elezioni Usa potrebbero contribuire a destabilizzare i mercati, visto che i candidati in corsa non offrono garanzie sulla futura politica economica degli USA e ciò finisce inevitabilmente con il preoccupare le borse.

Mercati e finanza: non ci sono più certezze

Viviamo in un periodo “turbolento” in cui la mancanza di regole sui mercati finanziari sembra azzerare le storiche certezze dell’economia reale. La finanza continua a prevalere sull’industria.

Assistiamo con sgomento al fatto che il calo del petrolio abbia conseguenze negative, quando per anni ci era stato spiegato che il minor costo delle materie prime potesse far aumentare i profitti di quasi tutte le aziende. Abbiamo poi un sistema che attraverso le banche centrali sta in tutti i modi cercando di accendere l’inflazione, quando gli economisti ci avevano convinto che l’inflazione fosse uno tra i peggiori nemici della crescita degli Stati e delle società.

Il balletto delle valute continua infine a riservare sorprese, al punto da rappresentare ormai uno degli aspetti più imprevedibili da pronosticare e da gestire.

I migliori titoli italiani per cogliere la ripresa

Non ci stancheremo mai di invitarvi alla prudenza a maggior ragione oggi, ritenendo che le turbolenze sui mercati finanziari non siano finite. Tuttavia, nel caso vi fosse chi desidera speculare sul prosieguo del trend rialzista, proponiamo alcuni titoli che riteniamo vantino buone probabilità di ulteriore rialzo nelle prossime settimane.

Campari

La società ha chiuso l’esercizio con vendite in aumento del 6,2% a 1.656,8 mln di euro. L’utile netto è cresciuto del 36,1% a 175,4 mln ed il debito è diminuito a 825,8 mln grazie alla forte generazione di cassa (200 mln). Dividendo previsto a 9 centesimi di euro. Siamo ottimisti poichè crediamo che la crescita del brand Campari sui mercati di riferimento continuerà e gli utili siano sostenibili.

Eni

A dispetto della maxi perdita subita nel 2015, il cane a sei zampe appare come l’unica compagnia petrolifera che sia riuscita a diminuire la leva finanziaria in questo ciclo negativo dei prezzi del petrolio, senza sacrificare la crescita. Completato il ciclo di cessioni, alla fine di quest’anno il rapporto debito netto/cash flow da attività operative dovrebbe attestarsi a 1,9 volte, sotto la media del settore Big Oil di 2,2 volte. Si sottolinea il forte livello di generazione di cassa per il triennio 2016-2019. Dividendo confermato a 0,80 euro per azione.

Generali

Entro fine mese avverrà la nomina del nuovo Amministratore delegato. Probabile la soluzione interna dopo l’uscita precipitosa dell’AD Greco. L’azione attualmente veleggia sui 13 euro e quota soltanto 9 volte il rapporto prezzo/utili. Quest’anno ci si aspetta un utile operativo a 4,826 miliardi di euro ed un utile netto a 2,322 miliardi. Il dividendo è visto salire a 0,75 euro per azione.

Ferrari

E’ stata svelata la nuova monoposto 2016, costruita per vincere il Mondiale di Formula1 che partirà il prossimo 20 marzo: si chiama FS16-H ed è stata accolta con entusiasmo dai piloti Vettel e Raikkonen. Nei test di Barcellona continua ad essere tra le migliori monoposto del Circus. Le auspicabili vittorie nei Gran Premi di Formula Uno potrebbero sospingere la ripresa delle quotazioni del titolo. L’esclusività, gli alti margini ed i forti tassi di crescita rendono la casa di Maranello più simile ad un’azione del lusso. La generazione di cassa della società dovrebbe migliorare, in attesa che venga lanciata una nuova supercar nel 2017.

Tamburi Investment Partners

Al 31 dicembre 2014 gli asset in portafoglio avevano un valore di consenso di 660 milioni di euro, ma l’amministratore Giovanni Tamburi ritiene che le partecipate abbiano un valore intrinseco a medio termine pari a 835 milioni di euro. Concordiamo con questa sua ipotesi, considerando anche che Tamburi ha in portafoglio sia FCA che Ferrari, per le quali vediamo significativi margini di rialzo. Nel mese di febbraio Tamburi ha lanciato Asset Italia, definita “una nuova società con un capitale opzionato di un ammontare auspicabilmente elevato: varie centinaia di milioni di euro, da versarsi a chiamata ma che, contrariamente a tutte le iniziative assimilabili, non prevede l’adesione obbligatoria ad ognuno degli investimenti che verranno proposti”.

Poste italiane

Il gruppo beneficerà nei prossimi anni del cosiddetto “bail in” ed attrarrà i risparmiatori in fuga dalla banche più fragili. Sta ristrutturando il business del semplice settore postale (pacchi, lettere ecc.) ed il settore finanziario di Poste italiane opera in assenza di rischio di credito e di liquidità, mentre gli investimenti sono in titoli governativi. Garantito il dividendo, di un importo pari all’80% degli utili per azione (il cosiddetto payout).

Info Autore

Paolo Funassi

Paolo Funassi

Presidente di società pubblica, è ex imprenditore ed ex collaboratore presso il Senato e il Consiglio Regionale della Lombardia. Hobby principale: arbitrare nei campionati di football americano, dopo essere stato per anni arbitro di calcio.