Economia e Finanza

Piazza Affari: cosa aspettarsi nel secondo trimestre

Prudenza
Paolo Funassi
Scritto da Paolo Funassi

Dopo un primo trimestre in cui ha regnato il panico, ora sui mercati finanziari regna la prudenza. Cosa attendersi per il secondo trimestre dell’anno. Analisi e consigli.

A metà febbraio l’indice S&P mib (riferito alle 40 maggiori società) era arrivato alla bassissima quota di 16mila punti (il minimo storico fu intorno ai 12 mila punti). Attualmente l’indice S&P mib quota intorno ai 17.700 punti (un 10% in più rispetto a metà febbraio). Le quotazioni in base agli utili appaiono ancora basse, visto che il dividend yeld a Piazza Affari è intorno al 4,6% (significa che le cedole che staccheranno le aziende rappresentano circa il 4,6 % del valore attuale dei titoli in borsa).

 

Anche se le quotazioni paiono convenienti, il rimbalzo nelle ultime settimane si è arrestato e l’indice è in una fase laterale. Il mercato “toro” (cioè rialzista) non è davvero tornato, e questo per Piazza Affari e per l’Italia non è un buon segnale. Significa che le criticità permangono e la fiducia a medio-lungo termine stenta ad arrivare.

Piazza Affari: le aspettative

Abbiamo sempre predicato grande prudenza per questo 2016 e questo atteggiamento sembra prevalere anche tra i gestori e gli analisti italiani. Pochi ritengono che l’indice nel prossimo trimestre supererà i 20 mila punti. La maggioranza sostiene che l’indice continuerà la sua fase laterale.

Il secondo trimestre dell’anno è caratterizzato dallo stacco delle cedole societarie. I cassettisti aspettano maggio/giugno per avere un ritorno sull’investimento fatto. In periodi di crisi, il dividendo offre qualche soddisfazione, a maggior ragione in epoca di tassi annui negativi.

Le società con il dividend yeld più alto attualmente sono Saras, Unipolsai, Azimut, Eni, Generali, Intesa Sanpaolo e Snam Retegas.

Piazza Affari: gli avvenimenti societari più importanti del II trimestre

Al di là dei dividendi, in questo secondo trimestre si svilupperanno storie societarie molto interessanti che compariranno nei titoli dei quotidiani italiani. Alcune di queste vicende, che citiamo qui di seguito, si stanno già sviluppando e proseguiranno nelle prossime settimane con esiti che potrebbero sorprendere. I mercati finanziari amano speculare sull’imprevedibilità.

Telecom Italia

Flavio Cattaneo è il nuovo Amministratore Delegato con pieni poteri esecutivi. Competente, serio, benvoluto dalla finanza e dalla politica, potrebbe essere l’uomo giusto per far tornare il gruppo agli splendori di un tempo. La sua principale missione sarà di far ripartire gli investimenti e adottare una forte politica di contenimento dei costi. Lo attendono alcuni dossier che aspettano una soluzione rapida quali la banda ultra larga, lo sviluppo in Italia, Tim  Brasil e Inwit.Anche la conversione delle Telecom risparmio per ottimizzare il profilo societario sarà a breve all’ordine del giorno. Tutte queste tematiche vanno considerate in relazione al debito-monstre che zavorra il gruppo.

Quasi tutti gli indicatori economici di Telecom negli ultimi anni sono andati man man peggiorando. Il titolo quota 0,92 centesimi, lontanissimo dalle quotazioni di 10 anni fa, e attualmente non distribuisce dividendi (solo per le azioni risparmio). Queste criticità potrebbero venir superate, però, dall’appeal speculativo: c’è molto fermento nel mondo delle telecomunicazioni europee ed il principale azionista Telecom è la francese Vivendi. Proprio in Francia l’accordo per la fusione tra Bouygues e Orange si sta inceppando e ciò potrebbe favorire una integrazione con Telecom.

L’incertezza potrebbe incoraggiare la speculazione, a prescindere dai fondamentali dell’azienda.

Banca Popolare di Milano / Banco Popolare

La Bce ha dato il via libera alla fusione tra le due banche, fusione benedetta anche dal governo italiano. Prima dell’integrazione si dovrà procedere ad un aumento di capitale da 1 miliardo di euro, che verrà effettuato dal Banco Popolare. Ma la diluizione è condivisa da entrambi i gruppi di azionisti (gli azionisti del Banco avranno il 54% della newco). Alcuni analisti sostengono che la nuova banca sorta dalla fusione godrà di un bilancio privo di rischio, una forte posizione competitiva nel nord d’Italia, solidi rapporti di capitale e una buona redditività. Noi siamo più prudenti, poiché il settore da anni sta attraversando una fase difficile e se l’economia italiana non ripartisse in maniera sostenuta, la questione dei crediti di difficile riscossione continuerebbe a zavorrare gli utili e la solidità delle banche.

La fusione tra i due gruppi pare non aver convinto il mercato, visto che i titoli dei due gruppi continuano a scendere con forza da alcune settimane. Crediamo che esista un elevato rischio di esecuzione, oltre alla difficoltà di preparare un nuovo e credibile piano industriale. Prima della fusione occorrerà effettuare alcuni passi societari, tra cui l’O.K. degli azionisti del Banco all’aumento di capitale ed il via libera degli azionisti di entrambe le banche alla fusione e alla trasformazione in società per azioni.

Enel

Rimesso sotto il perimetro societario Enel Green Power, il gruppo ora capitalizza 40 miliardi di euro. Ebitda visto piatto nei prossimi due anni, intorno ai 16 miliardi di euro. Dividendo storicamente corposo, che potrebbe aumentare nei prossimi anni verso i 0,18-0,19 centesimi ad azione. A seguito dell’acquisto di Endesa, il debito è stato il vero problema del gruppo ma sta ogni anno calando. La società opera in alcuni Paesi in cui la crisi economica è molto forte e questo non fa ben sperare per i prossimi 2 anni. La vera ragione per cui Enel sarà una delle stelle di questo trimestre è dovuta al piano per la realizzazione di una rete a banda larga, che prevede la copertura progressiva di 224 città con un investimento di circa 2,5 miliardi.

Il progetto, battezzato Enel  Open Fiber, prevede un alto rendimento economico oltre che ad una grande visibilità industriale, sociale e politica.

Enel quota a sconto rispetto ai competitor.

Mediaset

Vivendi è entrata nel capitale di Telecom e le sue mire espansionistiche ora puntano su Mediaset. Con la società del biscione è in atto una trattativa che potrebbe portare il gruppo guidato da Vincent Bollorè nel capitale di Mediaset ed a progetti di sviluppo comuni. Chissà che sul piatto non ci sia anche la vendita di Mediaset Premium, la piattaforma a pagamento che possiede i diritti della Champions League di calcio per le prossime 2 stagioni. C’è fermento sul settore, e Mediaset saprà affermarsi come una delle protagoniste dei prossimi riassetti e delle future operazioni di mercato.

La società è in un momento non troppo felice, poiché le previsioni anche per quest’anno sono modeste e sono state ridotte le stime sulla crescita dei ricavi pubblicitari al 2,5% dal precedente 3%. Previsti anche costi aggiuntivi rispetto al 2015. Tutto questo ha portato gli analisti ad un taglio dell’utile per azione, atteso per il 2016 a 8 centesimi dai 9 inizialmente previsti.

Banca Carige

Nominato un nuovo Consiglio d’Amministrazione, espressione in maggioranza del primo azionista Malacalza Investimenti, che ha voluto un forte rinnovamento. Dopo una perdita netta di oltre cento milioni nel 2015, la banca dovrà rafforzare la propria redditività. Il Fondo USA Apollo sta puntando a rilevare il portafoglio sofferenze della banca ed a diventare il socio di maggioranza, con un aumento di capitale riservato da 500 milioni di euro. Ci si aspetta un mossa da Malacalza e questo potrebbe creare un interessante fermento speculativo sul titolo.

FCA

Il settore auto sta rinascendo dopo anni difficili. A conferma di ciò, a febbraio c’è stato l’ennesimo aumento delle immatricolazioni. L’Italia ha messo a segno la miglior performance mensile con un +20,7%, seguita da Francia (+13%), Spagna (+12,6%), Germania (+12%) e Regno Unito (+8,4). Le immatricolazioni di Fca sono state 80.963: +22,4%.

Dopo un ottimo bilancio 2015, il gruppo guidato da Marchionne ha piazzato sul mercato un bond da 1,25 mld di euro, a fronte di ordini per oltre 4,5 mld di euro. Il rendimento è stato fissato al 3,75%.

La speculazione continua ad interrogarsi su chi potrebbe essere il miglior partner per FCA. Marchionne ritiene che la soluzione migliore sia accordarsi con General Motors (USA) e smentisce di aver pensato a PSA (francese). Intanto, totalmente concentrata sul business automobilistico, Fiat è uscita dal capitale di RCS ed ora potrebbe supportare meglio una potenziale aggregazione con altri produttori di automobili.

Info Autore

Paolo Funassi

Paolo Funassi

Presidente di società pubblica, è ex imprenditore ed ex collaboratore presso il Senato e il Consiglio Regionale della Lombardia. Hobby principale: arbitrare nei campionati di football americano, dopo essere stato per anni arbitro di calcio.