Economia e Finanza

Investire nelle Società partecipate dallo Stato

Palazzo Chigi
Paolo Funassi
Scritto da Paolo Funassi

Tra le centinaia di aziende quotate a Piazza Affari, alcune presentano nella qualità di socio (spesso di maggioranza) lo Stato. Conviene investire in queste realtà?

Lo Stato, per varie ragioni incluso il tentativo di ridurre l’ingente debito pubblico, negli anni ha venduto quote delle proprie aziende ad investitori privati. Questo ha favorito lo sviluppo del mercato dei capitali permettendo anche ai piccoli risparmiatori di investire in queste società, che operano in svariati settori.

 

È oggetto di dibattito politico l’effetto delle privatizzazioni nell’incrementare l’efficienza delle imprese coinvolte in questo processo di alienazione del patrimonio pubblico. Sta di fatto che, a fronte di questo processo, lo Stato, attraverso alcuni dei suoi ministeri, mantenga la posizione di azionista di vari gruppi quotati in Borsa.

Da evidenziare come il Ministero dell’economia partecipi con l’ 80,1% alla Cassa Depositi e Prestiti S.p.A, che è una società per azioni finanziaria. CDP gestisce una parte consistente del risparmio nazionale, il risparmio postale (buoni fruttiferi e libretti) che rappresenta la sua principale fonte di raccolta. È importante sottolineare questa circostanza poiché CDP è anch’essa azionista di alcuni tra i più importanti Gruppi quotati a Piazza Affari.

Le società quotate partecipate dallo Stato

Lo Stato, direttamente e indirettamente tramite Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., detiene azioni nelle Società elencate qui di seguito (tra parentesi, l’entità della percentuale detenuta).

ENEL S.p.A. (25,50%)

Da inizio anno il titolo arretra del 6%. Dividendo storicamente corposo ma le quotazioni rimangono basse e lontane dal massimo storico. Titolo da cassettisti e in piena fase di riduzione del debito. Su oltre 20 analisti prevale l’ottimismo, dato che la maggioranza di essi consiglia di acquistare il titolo. Noi consigliamo di attendere che i mercati si rasserenino: non c’è fretta.

ENI S.p.A. (4,34% Ministero del Tesoro; Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. detiene una partecipazione del 25,76%)

La Società a più larga capitalizzazione della Borsa italiana ha perso quasi il 15% da inizio anno. La quotazione attuale intorno a 12 euro è la più bassa degli ultimi 15 anni e potrebbe rappresentare una storica occasione d’acquisto in ottica di lungo periodo. Per tutto il 2016 il gruppo petrolifero continuerà a soffrire, poiché non si vede all’orizzonte un rialzo delle quotazioni del greggio e quindi anche gli utili societari sono sotto pressione. Il dividendo è da sempre un punto di forza del cane a sei zampe (attualmente 80 centesimi). Purtroppo, per generare utili costanti e garantire il corposo dividendo, Eni necessita che il prezzo del petrolio sia superiore ai 40 dollari al barile. Consigliamo mantenere le posizioni sul titolo per chi lo ha già in portafoglio.

Finmeccanica S.p.A. (30,20%)

Titolo penalizzato dal crollo dei listini mondiali, ma dall’insediamento di Moretti come amministratore delegato l’azienda sta tornando a crescere e sta attraversando un processo di riorganizzazione. Lo sviluppo continua ed è di questi giorni la notizia di una maxi commessa in arrivo dal Kuwait per l’acquisto di decine di aerei eurofighter. Il gruppo non risentirà dell’eventuale recessione e – scomodo a dirsi – beneficerà delle continue turbolenze presenti nelle zone calde del pianeta, come il Medio Oriente. Siamo ottimisti sul titolo.

Poste Italiane S.p.A. (64,70%)

Quotata l’anno scorso, è stata travolta dai crolli azionari di questi mesi. Questo potrebbe essere un buon punto di ripartenza ma la follia speculativa potrebbe non aver finito di penalizzare il titolo. Il gruppo beneficerà nei prossimi anni del cosiddetto “bail in” poiché dovrebbe attrarre i risparmiatori in fuga dalla banche più fragili. Il settore finanziario di Poste italiane opera in assenza di rischio di credito e di liquidità, ed i suoi investimenti sono in titoli governativi. Garantito il dividendo di un importo pari all’80% degli utili per azione (il cosiddetto payout). A questi prezzi e viste le prospettive, non consigliamo di vendere il titolo ma di mantenerlo in portafoglio aspettando che l’alta volatilità delle Borse si stabilizzi.

Fincantieri S.p.A. (CDP detiene circa 70%)

L’importante gruppo navale italiano è stato fino ad ora una nota dolente per gli investitori. Il titolo ha dimezzato il proprio valore dal debutto in Borsa e non pare risollevarsi. Debito alto, bilanci in perdita. Commesse che latitano. Possibile un aumento di capitale. Siamo molto pessimisti.

Snam S.p.A. (CDP detiene il 30%)

Azienda con un business solido e molto ben gestita. Nel mese di gennaio 2016 è stata premiata per essersi distinta nello sviluppo di progetti di trasporto del gas rivolti all’interconnessione delle reti europee. Un utile per azione stabile intorno ai 30 centesimi ad azione, unito ad un rischio regolatorio più basso renderà sostenibile il dividendo che è di 0,25 euro ad azione. Su questo titolo siamo molto ottimisti.

Terna S.p.A: (CDP detiene il 29,85%)

È la quotata partecipata dallo Stato con il miglior andamento dal 2008, poiché non ha risentito della recessione che ha colpito il nostro Paese. Terna è proprietaria della gran parte degli elettrodotti italiani. Settimana scorsa ha presentato il nuovo piano industriale, che comprende il periodo 2016-2019. Si prevede una generazione di cassa di circa 2 miliardi di euro ed un utile per azione superiore ai 26 centesimi. Il dividendo crescerà ogni anno fino ad arrivare a 22 centesimi per azione nel 2019. L’andamento del titolo è storicamente stabile e sempre in crescita. Si rischia davvero poco investendo in Terna.

Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.

Negli anni scorsi MPS ha ricevuto dallo Stato circa 4 miliardi di euro in prestito, prima sotto forma di Tremonti bond, poi trasformati in Monti bond, ovvero obbligazioni simili alle prime ma con interessi crescenti. Siccome la banca senese non è riuscita a ripagare tutti i Monti bond, lo Stato si è ritrovato azionista di MPS per via della trasformazione delle sopracitate obbligazioni in azioni. Il titolo continua a sprofondare e non risulterebbero esserci banche interessate a procedere all’integrazione necessaria a MPS per risollevarsi finanziariamente. Il rischio di un ennesimo aumento di capitale esisterebbe se continuasse la bufera sulle Borse mondiali. Per questo siamo molto pessimisti sul titolo. Potrebbe sbloccare la situazione l’arrivo di qualche grossa banca estera pronta ad entrare nel settore bancario italiano. Ma per ora sono solo auspici e ipotesi più volte smentite.

Ricordiamo infine Rai Way, che è una società per azioni del gruppo Rai. Possiede la rete di diffusione del segnale radiotelevisivo della Rai ed ha il compito di gestire e mantenere tali impianti di diffusione. Il gruppo è solido e ha utili in crescita. Business stabile. Consigliamo di mantenere le posizioni sul titolo.

Società quotate partecipate dallo Stato. Conclusioni

Avere come azionista lo Stato non garantisce un andamento in rialzo ai titoli azionari. La speculazione spesso la fa comunque da padrona, seppur in presenza di un azionista stabile. Valutate settore per settore e ogni azione prima di investire senza mai dimenticare la prudenza, che in Borsa non è mai troppa.

Il governo continuerà il piano di privatizzazione. Nel 2017 dovrebbe debuttare in borsa il Gruppo Ferrovie dello Stato.

Info Autore

Paolo Funassi

Paolo Funassi

Presidente di società pubblica, è ex imprenditore ed ex collaboratore presso il Senato e il Consiglio Regionale della Lombardia. Hobby principale: arbitrare nei campionati di football americano, dopo essere stato per anni arbitro di calcio.