Economia e Finanza

Investire i tuoi risparmi: quanto sei disposto a rischiare?

Euro
Paolo Funassi
Scritto da Paolo Funassi

Se hai deciso di investire i tuoi risparmi, sei chiamato a scegliere lo strumento finanziario più adeguato. Ecco alcuni consigli pratici.

Investire è un po’ come andare in guerra: nessuno ti regalerà niente e spesso le tue sconfitte saranno le vittorie altrui. Nel celebre libro “L’arte della guerra”, Sun Tzu dice: “Conosci il nemico come conosci te stesso. Se farai così, anche in mezzo a cento battaglie non ti troverai mai in pericolo”. 

 

Domandati anzitutto qual è la tua propensione al rischio: l’investimento è una questione di forza, sia economica sia psicologica. Cerca poi di definire l’arco temporale entro cui operare. Stabilisci quanto denaro sei disposto a “giocarti” e quali sono gli obiettivi di fondo dell’operazione finanziaria che stai intraprendendo.

Propensione al rischio molto alta

Ci sono strumenti finanziari davvero rischiosi, riservati a veri esperti. Investimenti “lascia o raddoppia”, da maneggiare con cura.

Covered warrant

È un contratto di opzione che conferisce la possibilità di sottoscrivere l’acquisto (Call covered warrant, Opzione call) o la vendita (Put covered warrant, Opzione put) di una certa attività finanziaria, sottostante ad un prezzo e ad una scadenza stabilita.

Pro. Strumento altamente volatile, in cui con pochi euro si possono ottenere corposi guadagni.

Contro. Il rischio di perdere la somma investita in pochissimo tempo.

Warrant

Contratto a termine che conferisce la possibilità di sottoscrivere l’acquisto (Warrant Call) o la vendita (Warrant Put) di una certa attività finanziaria, sottostante ad un prezzo (d’esercizio) e ad una scadenza definita.

Pro. Ideale per chi vuole scommettere in aziende con ampi margini di sviluppo e di utili.

Contro. Il rischio di perdere interamente la somma investita.

Derivato

Contratto o titolo il cui prezzo sarà basato sul valore di mercato di un altro strumento finanziario, definito sottostante (come azioni, valute, commodities ecc).

Pro. Ideale per coprirsi da un rischio finanziario e per pura “speculazione”.

Contro. Andamento influenzato da rischi sia finanziari sia economici e geopolitici, a seconda del settore del sottostante (ad esempio il petrolio, il cui prezzo soffre di tutte le sopracitate variabili).

Propensione al rischio alta

Per chi ha un’elevata propensione al rischio ma non vuole limitarsi a puntare sul cosiddetto “rosso o nero”, come se si trovasse al casinò, l’approdo è il mercato azionario.

Azioni

Sia che si parli di azioni estere sia che si tratti di azioni italiane, il rischio è alto. Esistono, certo, società solide che operano in settori sicuri ma quando è il “mercato” a fare il prezzo, la possibilità di oscillazioni rilevanti è sempre presente.

Pro. Possibilità di lauti guadagni in poco tempo. Alto rendimento anche sul lungo periodo se s’investe su società in crescita.

Contro. Possibilità di perdite pesanti, con il rischio di non riavere nemmeno una parte del denaro investito (nel caso la società su cui si è investito fallisse).

Fondi Azionari

Si rischia meno che a puntare su una singola azione: comprare quote di un fondo che investe su numerose azioni consente di “modulare” il rischio.

Pro. Ideale per diversificare i settori e le società sotto un’unica “regia”.

Contro. Si tratta pur sempre di “giocare in Borsa”: la possibilità di perdite è sempre presente.

Etf

Exchange Traded Fund, un termine con il quale s’identifica una particolare tipologia di fondo d’investimento, o Sicav, che ha come unico obiettivo d’investimento quello di replicare l’indice al quale si riferisce (benchmark). Per semplificare diremmo che un ETF, ad esempio riferito alla Borsa valori brasiliana, seguirà la quotazione di questo mercato, mantenendo le oscillazioni del mercato borsistico brasiliano. Nel caso ci fosse una valuta di riferimento dell’indice diversa da quella di negoziazione (che è sempre l’Euro), il rendimento dell’ETF potrebbe divergere da quello del benchmark per effetto della svalutazione/rivalutazione di tale valuta nei confronti dell’Euro.

Pro. Diversificazione rispetto all’investimento in una singola azione. Possibilità di investire su mercati quasi inaccessibili, e di guadagni corposi.

Contro. Rischio di grosse perdite se si sbaglia mercato sul quale investire. In definitiva, è uno strumento consigliato agli specialisti di finanza.

Propensione al rischio media

Investire cercando un rendimento superiore ai titoli di Stato, mettendosi al riparo dagli sbalzi del mercato azionario, è possibile.

Titoli di Stato esteri

I cosiddetti “Paesi emergenti” emettono bond con rendimenti molto superiori ai titoli di Stato italiani o dell’area Euro.

Pro. E’ possibile ottenere rendimenti del 5-6%.

Contro. Beh… ricordate il “caso Argentina”?

Materie prime

Investire nelle commodities (petrolio, oro, gas) è possibile ma il loro prezzo è soggetto ad enormi variabili geopolitiche e speculative. Pensate al prezzo del petrolio, sceso da 150 a 28 dollari.

Pro. S’investe in un bene reale e, in un arco di tempo almeno quinquennale, di norma il rischio di perdite dovuto alla speculazione è ridotto.

Contro. Variabili come guerre (anche commerciali), siccità, alluvioni, stabilità politica possono determinare conseguenze sui rendimenti.

Valuta estera

Già: investire nelle valute di altri Stati (e quindi, indirettamente, scommettere su questi Paesi)…

Pro. Diversificazione dei propri investimenti

Contro. Speculare sui cambi di moneta ci lega al destino economico dello Stato a cui quella valuta è collegata. Spesso non si dispone di informazioni “neutrali” che ci agevolino nella scelta.

Propensione al rischio bassa

Chi preferisce rischiare il minimo indispensabile ha a disposizione Buoni postali, BTP, Bot e Titoli di Stato di Paesi area Euro (ricordando che l’area Euro include Stati dalle economie assai “variegate”: dalla Germania alla Grecia…)

Pro. Se portati sino alla scadenza prefissata, i titoli di Stato dell’area Euro (ad oggi escluderei solo quelli greci) sono gli strumenti meno rischiosi.

Contro. “Meno rischiosi” non significa “per nulla rischiosi”. Pensiamo ai titoli di Portogallo, Spagna e della stessa Italia… E poi, i rendimenti sono davvero bassini.

Il “rischio zero” non esiste

La ricerca di settori e strumenti su cui investire è molto difficile e non ne esistono di totalmente privi di rischio. Il consiglio è mantenersi il più informati possibile e farsi aiutare da consulenti specializzati.

Negli ultimi anni l’Unione europea ha emanato alcune direttive (Mifid) il cui obiettivo è lo sviluppo di un mercato unico dei servizi finanziari continentale nel quale siano assicurate la trasparenza e la protezione degli investitori. Purtroppo, però, gli scandali finanziari resteranno un’insidia piuttosto concreta.

Insomma, vale sempre l’antico consiglio: conviene (soprattutto di questi tempi) muoversi con i piedi di piombo e diversificare gli investimenti (quindi il rischio) puntando su vari settori e su strumenti differenti fra loro.

 

Foto tratta da Flickr – Theenvironmentalblog.org

Info Autore

Paolo Funassi

Paolo Funassi

Presidente di società pubblica, è ex imprenditore ed ex collaboratore presso il Senato e il Consiglio Regionale della Lombardia. Hobby principale: arbitrare nei campionati di football americano, dopo essere stato per anni arbitro di calcio.