Economia e Finanza

Bond argentini a ruba: alto rendimento (ma anche grande rischio)

Tango bond
Paolo Funassi
Scritto da Paolo Funassi

Dopo il default e la durissima crisi economica del 2001, l’Argentina torna ad emettere obbligazioni. Rendimento alto della cedola (media 7% annuo) ma anche alti rischi.

Nel 2001 l’Argentina, a causa della pesante crisi economica, finì in default e non fu in grado di ripagare il proprio debito che ammontava a circa 110 miliardi di dollari. Tra il 2005 e il 2010 il governo di Buenos Aires propose un concordato ai creditori: l’offerta era di ripagare il debito soltanto a chi accettava una riduzione del valore nominale dei tango bond del 70% circa. Non tutti i creditori internazionali, però, aderirono alla proposta di Buenos Aires e ciò scatenò una serie di battaglie giudiziarie, soprattutto nei tribunali degli Stati Uniti.

Bond argentini: nuovo governo, nuove emissioni

Proprio a causa delle battaglie giudiziarie, l’Argentina fu esclusa dai mercati di capitali e dovette finanziarsi con risorse proprie. Cosi fece durante tutto il periodo presidenziale di Nestor Kirchner (2003-2007) e successivamente della moglie Cristina (2007-2015). Dal dicembre 2015 è in carica Mauricio Macri, di origini calabresi. La sua politica ha una forte impronta liberista ed una delle sue prime misure economiche è stata la riapertura dell’Argentina ai mercati del debito sovrano. Dopo intensi negoziati è riuscito a trovare un accordo con quasi tutti i possessori di tango bond che non erano stati rimborsati dai governi precedenti. Così è accaduto anche per i 50mila risparmiatori italiani che avevano investito i propri risparmi in obbligazioni argentine negli anni ’90.

Tutte queste misure hanno permesso al Paese di tornare ad emettere obbligazioni per ripagare gli obbligazionisti finiti in default, finanziare l’enorme deficit statale argentino (rapporto deficit/Pil nel 2015 intorno al 6% ) e rilanciare gli investimenti pubblici.

Tango bond: richieste per circa 70 miliardi

In un mondo in cui c’è enorme liquidità e i rendimenti sono prossimi allo zero, le nuove obbligazioni argentine hanno riscosso l’attenzione di tutta la comunità finanziaria. La fame di rendimenti ha dunque spinto gli investitori internazionali a comprare le obbligazioni argentine senza paura che il Paese possa finire in un nuovo crac, come dimostrano i corsi e ricorsi della sua storia finanziaria e come scritto anche nel prospetto informativo preparato dallo stesso governo Macri.

Le emissioni previste sono di più tranche da 15 miliardi di dollari. Quanto al rendimento, la tranche a tre anni è nell’area del 6,75%, mentre quella a 10 anni è nell’area dell’8%. Il governo argentino metterà sul mercato anche una tranche a 5, 10 e 30 anni. Moody’s ha rivisto al rialzo il rating sul debito del paese a B3 grazie a “miglioramenti politici ed economici”, sulla scia dell’operato del nuovo governo, ed all’avvio verso la fine delle battaglie legali con i creditori del Paese. Le altre due grandi agenzie di rating, Fitch e Standard & Poor’s, hanno assegnato all’Argentina rispettivamente «B» e «B-».

Bond argentini: rischi e opportunità

Nel momento in cui si acquista l’obbligazione di uno Stato, si scommette su quello stesso Paese, cioè si confida nel fatto che riesca a rispettare gli impegni presi e restituisca fino all’ultimo centesimo promesso. Nel caso dell’Argentina questo spesso non è accaduto: ecco perché i bond argentini non sono privi di rischi. E per quale ragione devono offrire un rendimento cosi alto. Gli Stati confinanti offrono obbligazioni a tassi più bassi, a conferma del fatto che l’Argentina non goda di una buona reputazione nelle piazze finanziarie mondiali. Il Paese ha enormi potenzialità ma queste rimangono inespresse ormai da decenni e già in passato si sono succeduti governi liberisti incapaci di guidare l’Argentina verso la prosperità.

Le prime misure del governo Macri hanno aumentato la povertà di oltre 3 punti percentuali e cominciano a proporsi le prime tensioni sociali. Macri dopo le iniziali misure di austerità punta ora sugli investimenti esteri e sul credito internazionale. Se entro 2 anni il Pil dell’Argentina non sarà ripartito e la povertà diminuita, il governo entrerà in forte crisi e con essa l’economia, creando i presupposti per un nuovo default e l’arrivo dei governi di stampo populista che per 12 anni hanno governato rifiutandosi di rimborsare interamente i prestiti.

La posizione di Macri è resa ancora più delicata dall’assenza di una solida maggioranza nel Congresso nazionale e dal fatto che la sua coalizione non governa quasi nessuna Provincia. La storia argentina dimostra quanto questi fattori possano rivelarsi destabilizzanti in presenza di una condizione di crisi. Altro fattore di rischio è rappresentato dalla bilancia commerciale, in perdita per centinaia di milioni di dollari. Con le nuove misure liberiste questo fenomeno potrebbe addirittura aggravarsi come già negli anni ’90 con l’ultimo governo ultra-liberista guidato da Carlos Menem.

Fortunatamente non tutto appare negativo quando si parla di Argentina. Il Paese è ricco di materie prime e leader mondiale in settori quali l’agricoltura e l’allevamento di bestiame. Fattori che. per rivelarsi autentici punti di forza, dipenderanno dal contesto economico mondiale considerato che i prezzi delle commodities hanno registrato un forte calo rispetto ad alcuni anni fa. Il detto “Argentina granaio del mondo” potrebbe non rappresentare un elemento sufficiente a salvare i conti dello Stato.

Se, e come, investire sui bond argentini

Consiglio l’acquisto delle obbligazioni argentine soltanto in ottica speculativa e di breve periodo. Sconsiglio gli orizzonti temporali superiori ai 6-7 anni. La prudenza non è mai troppa quando si parla dei propri risparmi e – ricordatelo sempre! – nel mondo finanziario i guadagni facili non esistono.

Info Autore

Paolo Funassi

Paolo Funassi

Presidente di società pubblica, è ex imprenditore ed ex collaboratore presso il Senato e il Consiglio Regionale della Lombardia. Hobby principale: arbitrare nei campionati di football americano, dopo essere stato per anni arbitro di calcio.