Economia e Finanza

Bail-in: 5 consigli per proteggere i tuoi soldi

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Robin Hood
Scritto da Robin Hood

Informazioni concrete (e risposte alla disinformazione) su bail-in, difesa dei conti correnti, diversificazione, valutazione della solidità delle banche e conti online. Accompagniamo attraverso i meandri delle nuove norme la signora Mariuccia…

In questo periodo i media sono zeppi di informazioni sul cosiddetto “bail-in”. Il recente salvataggio di quattro piccole banche (con il coinvolgimento dei loro azionisti, di quanti avevano comprato obbligazioni subordinate e di chi aveva un conto corrente per una cifra superiore ai 100.000 euro) ha mandato in fibrillazione chiunque abbia un contratto con una qualsiasi banca in Italia. Praticamente, l’intera popolazione.

Bail-in: che cos’è

Il “bail-in” consiste nel recepimento da parte del nostro Paese della direttiva comunitaria BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) sulle crisi bancarie. Se un istituto di credito italiano dovesse trovarsi in una situazione tale da richiedere un salvataggio (o, alla peggio, fallire) anche una parte degli sventurati che avessero determinati rapporti con la banca in questione ci rimetterebbe dei soldi.

Mia suocera Mariuccia mi ha telefonato in preda al panico. Cerchiamo allora di fornire qualche rassicurazione a tutte le Mariucce d’Italia.

  1. Come difendere il conto corrente

In primo luogo, è opportuno fare l’elenco dei propri conti correnti (ma anche dei conti deposito e dei libretti di risparmio nominativi), prestando attenzione alla cointestazione del conto corrente. La norma infatti prevede che i depositi in conto corrente che eccedono la somma di 100.000 euro non siano garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Supponiamo che mia suocera Mariuccia abbia tre conti correnti e un conto deposito vincolato, due conti correnti presso la banca X, uno per 90.000 euro a lei intestato e uno per 80.000 euro cointestato con la figlia, mentre presso la banca Y abbia un conto corrente non cointestato per 80.000 euro e un conto deposito vincolato per 60.000 euro a suo nome.

La tutela vale per depositante e per banca.

Riguardo alla banca X dobbiamo sommare i due conti (dividendo la somma depositata sui conti condivisi per il numero dei cointestatari): 90.000 + (80.000 : 2) = 130.000 euro.

Mariuccia ha un potenziale rischio per i 30.000 euro eccedenti i 100.000 presso la banca X.

La nostra cara suocera potrebbe recarsi lunedì prossimo, 4 gennaio, allo sportello bancario della banca X e togliere almeno 60.000 euro dal conto a lei intestato singolarmente per girarlo su quello cointestato con la figlia, in modo da avere 30.000 euro sul conto singolo e 140.000 sul conto che condivide con la figlia.

Il suo rischio ora è pari a: 100.000 – (30.000 + (140.000 : 2)) = 100.000 – 100.000 = 0

Presso la banca Y, invece, il rischio è pari a: 100.000 – (80.000 + 60.000) = 40.000 euro

Il giorno stesso (la paura fa 90) Mariuccia si reca alla filiale della banca Y e chiede che il suo conto corrente sia cointestato con la figlia (il conto deposito vincolato non si può toccare, essendo appunto vincolato).

Il suo rischio ora è pari a: 100.000 – (60.000 + (80.000 : 2)) = 100.000 – 100.000 = 0

Nel conteggio non entrano gli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, fondi, polizze, sicav eccetera) detenuti da Mariuccia presso le banche in questione in uno o più conti titoli. Non entrano neppure i valori detenuti in cassette di sicurezza. Si conteggiano invece, insieme ai conti correnti, i cosiddetti conti deposito ed i libretti di risparmio nominativi.

Bail-in e conto corrente: la disinformazione

Molti articoli affermano erroneamente che i correntisti sotto i 100.000 euro non corrono rischi. È falso, perché se una banca si trovasse in una situazione particolarmente disastrata potrebbe accadere (ed è accaduto) che i commissari nominati dalla Banca d’Italia decidano, in attesa di capire gli imbrogli commessi, di congelare i conti correnti dell’istituto. Così la nostra cara Mariuccia potrebbe non avere più, di fatto, la disponibilità delle somme da lei depositate in banca. Soldi che le saranno restituiti (fino a 100.000 euro) solo dopo lo sblocco deciso con assoluta discrezione dai citati commissari, magari dopo quattro/cinque anni!

  1. Come ridurre i rischi: diversificare, verificando la solidità delle banche

Il punto è che non esistono investimenti sicuri: neppure tenendo i soldi sotto il materasso (minacciati da topi, ladri e inflazione) e neanche comprando titoli di Stato (ebbene sì: anche gli Stati possono fallire, come l’Argentina insegna).

La suocera può diminuire (e non annullare) i rischi finanziari. Da un lato, diversificando gli investimenti (non mettere mai tutte le mele nello stesso cesto) e, dall’altro, scegliendo banche il più possibile solide (meglio evitare piccole banche locali o regionali con pochi sportelli e poco capitale).

Il principale parametro suggerito dai media per misurare la solidità di una banca è il cosiddetto CET1 Ratio (Core Equity Tier 1), che è il patrimonio di base di un istituto bancario espresso in percentuale rispetto alle attività ponderate per il rischio. Si va dal 6,80 di Veneto Banca (poco capitale proprio) al 13,40 di Intesa (buon capitale proprio), al 20,79 di Fineco (molto capitale proprio).

Solidità delle banche: la disinformazione

In realtà, il CET1 è solo un’indicazione che non mette al riparo da brutte sorprese. La maggior parte degli scandali bancari negli ultimi anni ci dicono che i ratio patrimoniali degli istituti di credito coinvolti erano artificialmente abbelliti attraverso pratiche scorrette, se non frodi e truffe vere e proprie. L’unica “garanzia” è costituita da un’efficace sorveglianza da parte delle funzioni di vigilanza interne alla banca (audit, risk management, sindaci, società di revisione, azionisti e consiglieri) e delle autorità di vigilanza esterne (Banca d’Italia, BCE, Consob). Purtroppo, pratiche di connivenza, mancanza di sanzioni adeguate, controlli inefficaci e per lo più a posteriori, assenza della certezza del diritto e maneggi e lungaggini dei procedimenti penali e civili, rendono di fatto il sistema alla mercé di avventurieri e disonesti.

  1. Come approfittare dei conti online (occhio al gruppo bancario!)

Con calma, nel mese di gennaio, la nostra Mariuccia può aprire tre nuovi conti online (molte offerte prevedono per queste tipologie zero spese), con l’aiuto del nipote nativo digitale, presso le principali banche nazionali. In questo modo ripartirà i risparmi di una vita (e i rischi) su cinque banche diverse (facendo attenzione che non facciano parte dello stesso Gruppo bancario) ognuna delle quali avrà un saldo di conto corrente, all’incirca, di 60.000 euro ciascuno.

Secondo le vostre necessità finanziarie (soldi depositati di cui potreste avere bisogno) aprite più conti in banche diverse, in modo da ridurre il rischio che blocchino i vostri soldi e che il Fondo di Tutela ve li restituisca a distanza di tempo!

  1. Come difendere i titoli finanziari

È bene che la nostra Mariuccia recuperi in qualche cassetto del comò l’ultimo estratto del dossier titoli o che, in alternativa, vada in filiale a farsi stampare la situazione aggiornata del deposito titoli.

Normalmente, infatti, i nostri acquisti in azioni, obbligazioni, fondi comuni d’investimento, polizze e altri prodotti finanziari confluiscono in un cosiddetto “dossier titoli” che la banca amministra per nostro conto. Questi titoli non fanno parte del “bail-in” e non si conteggiano nei 100.000 euro “garantiti” dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Titoli: la disinformazione

L’enfasi posta dai mezzi di comunicazione sul fatto che non vi siano rischi tout court per il deposito titoli può trarre in inganno i risparmiatori più sprovveduti che non hanno una piena consapevolezza dei valori mobiliari che il gestore bancario di fiducia ha fatto loro comprare nel corso del tempo. Occorre, invece, verificare che tra i titoli acquistati non vi siano azioni, obbligazioni o altri strumenti finanziari emessi dalla banca sottoposta alla procedura di salvataggio (che può anche essere la propria banca). Spesso, infatti, dei titoli acquistati e presenti nel proprio dossier sono indicati solo il codice ISIN e acronimi/sigle da cui non è sempre agevole capire chi sia l’entità giuridica che li ha emessi. Se, dunque, nel  dossier sono presenti titoli della banca in difficoltà, questi entrano nella procedura di “bail-in” (anche se inseriti in un conto titoli amministrato). Inoltre, nei casi estremi di truffe aggravate e generalizzate operate dai vertici degli istituti falliti, non si può escludere che sIano stati impropriamente e illegalmente venduti i vostri averi (strumenti finanziari) che, a quel punto, potrebbero esistere solo sulla carta! Anche in questo caso, come abbiamo visto per i conti correnti, l’unico rimedio, oltre naturalmente ad adire le vie legali, è di non affidare tutta la propria ricchezza ad un’unica banca, dividendo invece i titoli in depositi su più banche.

  1. Come modificare il portafoglio titoli

La suocera, controllando attentamente il dossier titoli, scopre con un certo disappunto che dietro alle sigle indicate si celano 4 titoli (su 10) emessi dalla banca X presso cui ha il proprio dossier.

Nel dettaglio possiede:

  • un’obbligazione subordinata per 20.000 euro nominali, emessa dalla banca X, che scade nel 2025
  • un’obbligazione ordinaria della banca X per 10.000 euro nominali, che scade nel 2020
  • un’obbligazione ordinaria della banca X per 5.000 euro nominali, che scade nel 2018
  • un’obbligazione covered bond per 15.000 euro nominali della banca X, che scade nel 2022
  • un’obbligazione ordinaria della banca Z per 5.000 euro nominali, che scade nel 2020
  • un BTP emesso dallo Stato italiano per 5.000 euro nominali, che scade nel 2027
  • una polizza vita unit linked della compagnia assicurativa W per 40.000 euro, che scade nel 2030
  • 10.000 azioni ACEA, comprate a 12 euro l’una
  • 500 azioni della banca X, comprate a 10 euro l’una
  • 286 quote di fondi comuni (linea d’investimento: Paesi emergenti) della SGR Y, per versamenti totali pari a 75.000 euro.

Sull’onda emotiva, la nostra cara Mariuccia potrebbe essere tentata di disfarsi rapidamente di tutti i titoli bancari, partendo da quelli che la televisione e i giornali hanno ossessivamente declinato in ordine di pericolosità (azioni, obbligazioni subordinate, obbligazioni ordinarie). Così facendo, con ottime probabilità andrebbe incontro a forti perdite aumentando, al contempo, il proprio rischio!

In realtà, prima di attuare qualunque tipo di strategia “ad minchiam”, sarebbe opportuno calcolare il grado di concentrazione del proprio portafoglio titoli, cioè raggruppare e sommare i nominali di ogni titolo per emittente.

Qualche simulazione

tabella01

La tabella ci mostra come la posizione più a rischio, data la tipologia di investimento (azioni) e l’importo investito, sia quella relativa all’emittente ACEA, che se dovesse fallire (default) causerebbe un perdita pari al 40% del proprio portafoglio.

La seconda posizione più a rischio è quella relativa ai fondi comuni di investimento, poiché la SGR investe i soldi di nostra suocera in titoli (azioni, soprattutto) emessi da Paesi emergenti che, dati gli ultimi sviluppi economici globali, rischiano di andare in recessione.

L’investimento effettuato sull’emittente Banca X comprende una gamma di strumenti dal rischio molto diverso. Andiamo dalle azioni e dai titoli subordinati ad obbligazioni senior, fino a 15.000 euro in covered bond, che sono garantiti da appositi fondi e non entrerebbero in un eventuale “bail-in”.

Per valutare il rischio della polizza Vita occorrerebbe sapere quale titolo (e di quale emittente) forma il “sottostante” (underlying) dello strumento finanziario comprato. Infatti, se dovesse fallire l’emittente del titolo sottostante, anche la polizza sarebbe a rischio di perdite (a seguito del fallimento di Lehman Brothers si scoprì che molte polizze Vita vendute da banche italiane ai nostri pensionati erano diventate “prive di valore”, anche se in quel caso furono le nostre banche a coprire le perdite al posto dei clienti).

La situazione del portafoglio mostra anche come il profilo di rischio che la normativa Mifid impone alle banche di effettuare per ogni cliente è quanto meno dubbio, dato che mia suocera ha la bella età di 82 anni ed è, per sua natura, “avversa” al rischio (è più propensa, al contrario, a cucinare dell’ottimo coniglio con polenta e funghi).

Lunedì 4 gennaio, dunque, Mariuccia, in modo estremamente razionale e non emotivo, si recherà in filiale per farsi modificare il proprio profilo Mifid di rischio e per riequilibrare il portafoglio secondo una corretta “asset allocation”. Naturalmente, quest’ultima dipenderà molto dai prezzi di mercato del momento.

Supponiamo che si riesca ad ottenere la seguente situazione finale:

tabella02

Le azioni vengono vendute poiché il prezzo di vendita è vantaggioso o porta a perdite molto contenute. Altrimenti andrà valutato caso per caso se conviene attuare un piano di smobilizzo in tempi più lunghi ma a prezzi più convenienti.

Le obbligazioni subordinate, il cui prezzo è crollato, si tengono poiché il valore dell’investimento rappresenta meno del 7% dell’intero portafoglio e, dunque, il rischio è accettabile.

Si riduce l’importo dei fondi comuni cambiando la linea d’investimento da quella più rischiosa in azioni dei Paesi emergenti a un fondo monetario e a breve, che è più conforme alla propensione al rischio della cara suocera ed alla sua età.

Si ripartisce poi il ricavato dalla vendita azionaria, incrementando gli investimenti in obbligazioni garantite (covered bond) emesse dalle banche (data la prevedibile discesa dei prezzi si possono fare buoni affari) in modo da avere per ogni emittente una percentuale di concentrazione del portafoglio che non supera il 15% (per mia suocera è il limite massimo di perdita che si sente di rischiare!)

Successivamente, dopo che avrà aperto altri conti presso istituti di credito diversi, suddividerà il proprio portafoglio in più dossier titoli su più istituti.

La sicurezza dei nostri soldi ha un costo

Tutto ciò ha ovviamente un costo (le spese sono più alte, il tempo speso è maggiore, i rendimenti inferiori): è il costo per assicurarsi contro il rischio di potenziali perdite e per dormire consapevolmente sonni tranquilli.

D’altra parte, è stata proprio mia suocera ad avermi insegnato che non si può avere la moglie ubriaca (rischio zero) e la botte piena (tanti facili guadagni). E che poi è inutile piangere sul latte versato.

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Robin Hood

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Ruba informazioni e segreti ai potenti per darli, tramite Glob.Press, a chi non ha nessuna intenzione di rassegnarsi alla vita da suddito.