Attualità Opinioni

Vagoni per sole donne: è la soluzione?

women only
Federica Frigeri
Scritto da Federica Frigeri

Donne e uomini separati sui treni: integralismo religioso? Macché. Si tratta di una notizia di attualità proveniente dalla modernissima ed efficientissima Germania. Su tutti i treni che da Lipsia portano a Chemnitz saranno introdotti scompartimenti per sole donne, collocati al centro del convoglio tra l’area silenzio ed i vagoni del personale. L’obiettivo della compagnia è aumentare la sicurezza delle viaggiatrici, e permettere loro di sentirsi a proprio agio e protette.

 

La notizia non è passata inosservata ed ha generato una polemica. Molti hanno collegato la trovata della compagnia ferroviaria con i recenti attacchi sessuali di Colonia, voce prontamente smentita dalla Mitteldeutsche Regionbahn.

L’idea non è nuova al mondo, Egitto, Emirati Arabi, Iran, India, Giappone, Brasile e Messico sono solo alcuni tra i paesi che da tempo hanno adottato vagoni per sole donne: per ragioni religiose o con lo scopo di prevenire molestie e violenze sessuali. A Dubai, per esempio, la metro propone spazi riservati mentre a Rio de Janeiro ci sono vagoni appositi che, però, sembra siano poco utilizzati.

In Europa l’annuncio appare a molti una nota stonata. Tra questi non compare l’esponente del partito laburista inglese Jeremy Corbyn, che quasi un anno fa aveva suggerito la creazione di vagoni della metro women only, dopo le 10 di sera.

La domanda è: ghettizzare serve davvero ad alleviare il problema o non porta, al contrario, ad accrescere la percezione di insicurezza nelle donne? Cambiare le proprie abitudini non rappresenta già, di per sé, una violenza?

La prospettiva di cambiamento potrebbe guardare più alla diffusione della cultura di rispetto di genere che a semplici palliativi fini a se stessi. Il dibattito resta aperto.

Info Autore

Federica Frigeri

Federica Frigeri

25 anni: uno in Inghilterra, uno in biblioteca, molti a scuola. Laureata in Scienze della Comunicazione, al momento un po’ stagista e un po’ laureanda in Editoria.