Attualità Economia e Finanza

Piazza Affari e il rischio Brexit

Sterlina inglese
Paolo Funassi
Scritto da Paolo Funassi

La Borsa di Milano veleggia in acque tranquille ma si avvicina il referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Un evento che genererà ripercussioni su tutte le piazze finanziarie del mondo.

Dopo i crolli di gennaio e febbraio, abbiamo assistito ad un buon recupero dei mercati finanziari. L’Italia, pur reduce da un positivo 2015, resta uno dei Paesi meno performanti e sembra disporre di ampi margini di rialzo. Il settore bancario, che capitalizza il 40% di tutta Piazza Affari, è chiamato ad affrontare gravi problemi ma con la creazione del fondo Atlante sta cercando di risolvere perlomeno quelli inerenti i prestiti di difficile riscossione. Iniziativa che ha risollevato l’indice FTSE Mib e ha ridato un po’ di fiducia agli investitori, in modo da riportarli a puntare sui titoli di casa nostra. Questa calma primaverile durerà?

 

Piazza Affari e la minaccia Brexit

Il termine “Brexit”, abbreviazione che sta ad indicare l’ipotetica uscita britannica dall’Ue e s’ispira al termine “Grexit”, coniato a suo tempo a proposito della Grecia, si riferisce al possibile esito del referendum che coinvolgerà i cittadini britannici. Stando a molti analisti, la “Brexit” costerebbe ai britannici circa 300 miliardi di euro in un decennio e causerebbe un consistente calo del PIL.

Siccome la City di Londra è il mercato finanziario europeo più importante, una crisi economica e finanziaria, unita alla sfiducia degli investitori internazionali, trascinerebbe al ribasso l’indice londinese ed a cascata tutti gli indici finanziari mondiali. Gli investitori entrerebbero in una condizione di panico e uno dei mercati più colpiti potrebbe essere proprio quello italiano.

In caso di Brexit, che fare?

La Brexit per ora è una semplice ipotesi, che però si sta facendo sempre più concreta, come dimostrano gli ultimi sondaggi provenienti dalla Gran Bretagna. Ricordatevi che i mercati sono abituati ad anticipare: gli investitori non attenderanno l’ultimo giorno per prendere posizione (long o short) sui titoli azionari. Il consiglio è di non farvi cogliere impreparati e, al contrario, di valutare sin da ora i possibili scenari della prossima estate.

In caso di Brexit gli effetti non riguarderebbero solo i mercati ma toccherebbero anche l’economia reale e la nostra quotidianità. Il PIL europeo, infatti, registrerebbe un crollo dell’1,5% già nel 2016, e lo spread Bund/Btp tornerebbe ad impennarsi. Il settore bancario sarebbe chiamato a nuovi aumenti di capitale, rendendo più complesso il rilascio di prestiti ad aziende e famiglie. I settori più colpiti sarebbero quelli degli investimenti e delle attività commerciali.

Per riassumere, se il referendum – come auspicato dall’Unione europea – sancirà la vittoria degli europeisti britannici, i mercati godranno di un’estate di rialzi. In caso contrario occorrerebbe mantenersi ben alla larga, in particolare, dalle società del Regno Unito sensibili alla crescita interna, dalle imprese estere che esportano nel Regno Unito, dalle aziende britanniche con costi in valuta estera e ricavi in sterline, e dalle imprese del Regno Unito fortemente indebitate.

 

Info Autore

Paolo Funassi

Paolo Funassi

Presidente di società pubblica, è ex imprenditore ed ex collaboratore presso il Senato e il Consiglio Regionale della Lombardia. Hobby principale: arbitrare nei campionati di football americano, dopo essere stato per anni arbitro di calcio.