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Innovazione digitale: l’Italia nella nuova classifica UE

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Giulio Marchesi
Scritto da Giulio Marchesi

La Commissione Europea ha reso noti i risultati del Digital Economy and Society Index 2016, la ricerca con cui si misura il grado di innovazione digitale e tecnologica dei Paesi dell’Unione Europea. L’Italia come è messa?

Il 25 febbraio 2016 la Commissione Europea ha pubblicato i risultati del DESI (Digital Economy and Society Index), uno strumento adottato nell’ambito della Digital Single Market Strategy della Commissione Europea.

 

Lo scopo della ricerca è evidenziare in quali aree i Paesi membri hanno fatto progressi e migliorato il livello e la qualità dei servizi digitali, della connettività e dei servizi pubblici ai cittadini e per le imprese.

Andrus Ansip, Vice-Presidente per il Digital Single Market ha detto: “Sempre più persone, imprese e servizi pubblici si rivolgono al digitale. Ma troppi di loro incontrano ancora problemi come la mancanza di copertura per internet ad alta velocità o di e-government transnazionale, così come difficoltà nell’acquistare e vendere oltre frontiera. Dobbiamo risolverli. Questo è ciò a cui mira la nostra Digital Single Market Strategy. La prima proposta nella Strategia sarà di potenziare e-commerce e connettività. Tutte le nostre proposte saranno sul tavolo quest’anno e io incoraggio gli Stati membri a non perdere altro tempo nel supportarle. Questi obbiettivi li aiuteranno a sviluppare le loro capacità digitali e le loro economie.” (“More and more people, businesses and public services are going digital. But too many of them still face problems such as a lack of high-speed internet coverage or cross-border e-government, as well as difficulties in shopping and selling across borders. We need to fix this. This is what our Digital Single Market Strategy aims to do. The first proposals under the Strategy will boost e-commerce and connectivity. All our proposals will be on the table this year and I encourage EU Member States to lose no time in supporting them. These proposals will help them boost their digital performance and economies“).

Anche Günther H. Oettinger, Commissario per la Digital Economy and Society, ha affermato che “Il mercato UE progredisce ma troppo lentamente. Non c’è spazio per il compiacimento. E’ necessario agire se vogliamo competere con il Giappone, gli Stati Uniti d’America e la Sud Corea. Sulla base dell’Indice di oggi, giungeremo in maggio con concrete raccomandazioni per gli Stati membri per migliorare le loro prestazioni nazionali. Con questo, combinato con il nostro lavoro per creare un Mercato Unico Digitale, sono sicuro che l’UE nel suo insieme e gli Stati membri faranno molto meglio nei prossimi anni.” (“The EU makes progress, but too slowly. There is no room for complacency. Action is needed if we want to catch up with Japan, the USA and South Korea. Based on today’s Index, we will come forward in May with concrete recommendations for EU Member States to improve their national performances. With this, combined with our work to create a Digital Single Market, I am sure that the EU as a whole and its Member States will do much better in the coming years“).

Il DESI permette di comparare l’andamento dell’evoluzione digitale tra gli Stati membri. La ricerca del 2016 mostra come i Paesi UE progrediscano, ma troppo lentamente: nel suo complesso l’UE raggiunge un valore di 0.52, un po’ meglio dello 0.50 dell’anno scorso. Danimarca, Olanda, Svezia e Finlandia continuano a dominare la classifica DESI. Olanda, Estonia, Germania, Malta, Austria e Portogallo sono i Paesi in cui vi è stata la miglior crescita.

Innovazione digitale: l’Italia progredisce ma…

Il nostro Paese è cresciuto anch’esso (ed anche con un tasso superiore alla media dei tassi di crescita) ma parte da una posizione assai arretrata ed occupa attualmente solo la 25ma posizione su 28!

La relazione sull’Italia evidenzia che il nostro Paese nell’ultimo anno ha fatto pochi progressi in relazione alla maggior parte degli indicatori. Una delle eccezioni riguarda il ruolo maggiore del commercio elettronico nel fatturato delle PMI (8,2% del totale), ma l’industria italiana potrebbe trarre vantaggi da un uso più diffuso delle soluzioni di eBusiness. La copertura delle reti NGA è passata dal 36% delle famiglie nel 2014 al 44% nel 2015, ma i progressi sono ancora troppo lenti, ostacolando anche la sottoscrizione di abbonamenti alla banda larga veloce (solo il 5,4% del totale, che è limitato al 53% delle famiglie). In effetti, il 37% della popolazione non usa internet regolarmente e il restante 63% svolge poche attività complesse online. Per quanto riguarda i servizi pubblici digitali, l’Italia si avvicina alla media dell’UE.

L’assenza di competenze digitali di base è la ragione principale del basso tasso di adozione della banda larga fissa. E’ una conferma di ciò di cui siamo del tutto convinti: senza una “istruzione di base” diffusa sull’utilizzo degli strumenti ICT (Information and Communication Technology), senza formazione per le aziende e il personale della pubblica amministrazione, senza la fornitura degli strumenti hardware e software necessari, il progresso italiano nell’evoluzione digitale è destinato a segnare il passo.

Altrettanto necessarie sono norme chiare per disciplinare questi aspetti della vita sociale, del commercio, della finanza, che si avvalgono dell’ICT.

La ricerca del DESI indica chiaramente che se le aziende ed il governo non si preoccuperanno con maggior impegno ed investimenti nell’evoluzione digitale, rischiamo di perdere il treno per il futuro.

Info Autore

Giulio Marchesi

Giulio Marchesi

Avvocato in Bergamo, sposato con Gabriella, due figlie. Si occupa di diritto commerciale, tributario e della riscossione. Nata come passione, la sua conoscenza del diritto dell'informatica e dell'amministrazione digitale si è trasformata in continua ricerca e perfezionamento della materia. È referente della Commissione Informatica presso l'Ordine degli Avvocati di Bergamo.