Attualità Economia e Finanza

Azioni Ferrari in Borsa: il Cavallino è ancora rampante?

La monoposto Ferrari 2016 in Piazza Affari
Paolo Funassi
Scritto da Paolo Funassi

Analisi e riflessioni ad un mese dalla quotazione delle azioni Ferrari a Piazza Affari. Quali prospettive? Intanto, i dati 2015 sono stati i migliori di sempre

Il 21 ottobre 2015 le azioni Ferrari (denominate RACE per motivi tecnico-burocratici) debuttarono alla borsa di New York. Il 4 gennaio scorso è stata la volta di Milano.

Ferrari: in Borsa un Cavallino poco rampante

Ad un mese dall’evento borsistico italiano dell’anno, sono pochi gli investitori che possono dirsi veramente soddisfatti. Ferrari fece il suo debutto a 43 euro per azione, e dopo un mese la quotazione è inferiore ai 37 euro.

Il marchio Ferrari è tra i più conosciuti al mondo e, rappresentando un unicum, riuscì a quotarsi in Borsa a multipli tripli rispetto alla media del settore automobilistico. Uno dei punti di forza di Ferrari, oltre al valore del brand, sta nel poter vantare dati finanziari da società del lusso con rischi inferiori alla media: i rivenditori sono in franchise e la società non gestisce negozi monomarca. L’azienda progetta e produce i propri veicoli a Maranello e li vende in oltre 60 mercati di tutto il mondo. Ulteriori elementi favorevoli sono gli elevati margini, la bassa ciclicità del business ed un forte flusso di cassa.

Tutto questo, però, non è bastato a sostenere l’andamento del titolo, poiché sulle Borse mondiali si è abbattuta una tra le più forti ondate di vendite di sempre. Tutti i settori ne sono stati travolti e Ferrari non ha fatto eccezione. Essendo stata quotata con multipli molto alti (qualche analista parlava di bolla, tanto era stata gonfiata la valutazione del titolo) la speculazione ha avuto gioco facile nell’innescare un processo di ridimensionamento del prezzo delle azioni.

I target price degli analisti sono abbastanza contradditori ma nessuno dubita del fatto che Ferrari continuerà a fare utili. L’azienda ha generato cassa anche durante la crisi mondiale del 2008-2009 e questo offre una maggiore garanzia sulle prospettive aziendali anche nell’attuale scenario, negativo per l’economia mondiale.

Utili significa anche dividendi. La casa di Maranello intende distribuire 0,46 euro per azione ordinaria, per complessivi 87 milioni.

Ferrari: i conti del 2015

Abbiamo parlato di utili, e pochi minuti fa sono stati rilasciati quelli riguardanti il 2015. Dall’analisi dei dati si evince che il 2015 è stato il miglior bilancio di sempre per l’azienda del Cavallino rampante.

Sono state consegnate 7.664 unità (+6% rispetto al 2014). I ricavi netti sono cresciuti del 3%, a 2.854 milioni. L’utile netto si è attestato a 290 milioni (+9% rispetto al 2014), mentre l’indebitamento netto è pari a 1.938 milioni di euro.

L’esposizione verso i paesi Brics (Brasile-Russia-India-Cina-Sud Africa), un tempo punto di forza dell’economia mondiale ma ora in crisi, rappresenta meno del 10% del fatturato.

Per quest’anno è previsto un impatto sui flussi di cassa pari a circa 100 milioni di euro poiché, dopo la scissione di Ferrari da Fiat, ora la casa di Maranello dovrà pagare le tasse direttamente al fisco, che richiede il pagamento anticipato rispetto ai trasferimenti infragruppo verso Fiat.

Adesso l’ambizione di Marchionne è di continuare ad aumentare gli utili ed ampliare il numero di vetture vendute senza far perdere esclusività al marchio. A tal proposito, per il 2016 il gruppo ha fornito le seguenti prospettive: consegna di 7.900 vetture, ricavi netti superiori a 2,9 miliardi e indebitamento netto inferiore a 1,9 miliardi.

Il futuro della Rossa

Come abbiamo già sostenuto in passato, riteniamo Ferrari un ottimo investimento in un’ottica di lungo termine (almeno 5 anni) poiché la forza del marchio e la crescita dei ricavi sosterranno le quotazioni del titolo. Il prezzo attuale dell’azione potrebbe rappresentare una buona occasione d’acquisto (come suggerito anche da John Elkann e Marchionne). Considerando i 37 euro che quota attualmente il titolo, si evince che la capitalizzazione di Ferrari è di 6,5 miliardi di euro e il valore del rapporto prezzo/utili (il p/e) è di circa 21. Rapporto doppio rispetto alle case automobilistiche ma in linea con il settore del lusso. Purtroppo, però, in Borsa tutto può accadere: meglio non dare nulla per scontato.

L’urgenza, per la scuderia Ferrari è, ora di ritornare a trionfare nel mondiale di Formula Uno: ciò potrà contribuire a far sì che il Cavallino torni rampante anche a Piazza Affari.

Ricordiamo infine che sul titolo non si paga la Tobin Tax, un risparmio fiscale molto gradito da investitori e trader. Il titolo è stato escluso dall’imposizione perché emesso da una società che ha residenza fiscale all’estero.

Info Autore

Paolo Funassi

Paolo Funassi

Presidente di società pubblica, è ex imprenditore ed ex collaboratore presso il Senato e il Consiglio Regionale della Lombardia. Hobby principale: arbitrare nei campionati di football americano, dopo essere stato per anni arbitro di calcio.