Attualità Economia e Finanza

Crisi finanziaria e molto altro: che cosa sta accadendo?

Crollo dei mercati
Paolo Funassi
Scritto da Paolo Funassi

Bufera sui mercati di tutto il mondo. Uno sguardo alle cause, per comprendere com’è meglio agire.

Crollo dei mercati, panico nelle Borse, tempesta perfetta, carry trade, oro, yen, spread, brent, BCE, inflazione, FED, bad bank sono solo alcuni termini che in questi giorni compaiono in tutti i giornali e nelle TV. Un intreccio, apparentemente inestricabile, che non sempre si riesce ad illustrare con parole semplici.

 

Viviamo tempestati di notizie, spesso incomplete e non sempre obiettive: la conoscenza, in qualsiasi campo, è sempre più determinante. Ciò è maggiormente vero in campo finanziario. Cerchiamo, quindi, di vederci il più chiaro possibile.

Dalle “Borse in rosso” al “crollo dei mercati”

Quando gli indici azionari perdono oltre il 2% rispetto al giorno precedente si parla generalmente di “borse in rosso”. Se il calo è intorno al 3% s’inizia ad evocare il “profondo rosso”, mentre con flessioni più marcate scatta l’allarme “crollo dei mercati”. Quando poi si susseguono cali azionari in un arco di tempo di alcune settimane, il timore della “valanga” scatena il panico tra gli investitori, che tendono a vendere i titoli in loro possesso.

In generale, se qualche strumento finanziario (come l’azionario) crolla, qualcun altro si rafforza e gli investimenti non fanno che spostarsi da un settore verso un altro. In alcuni rari casi (come accadde nel 2008) sono invece praticamente tutti gli strumenti finanziari ad accusare un calo generalizzato, e nessun settore in cui allocare le proprie risorse viene considerato sicuro. È lo scenario che viene definito “tempesta perfetta“.

Il rallentamento dell’economia mondiale

Negli anni passati si era assistito nel mondo (tranne che in Europa) ad una vigorosa crescita economica. I cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) vedevano la loro ricchezza aumentare, e ciò spingeva al rialzo la crescita mondiale, poiché insieme agli Stati Uniti i BRICS accrescevano, con la produzione industriale, anche gli scambi commerciali. Pure l’Italia, paese vocato all’esportazione, ne ha tratto un qualche beneficio. Il problema, semmai, era interno: dal 2007 ad oggi abbiamo assistito ad un crollo del mercato dovuto a cause endogene. La disoccupazione ha ridimensionato il potere d’acquisto delle famiglie; meno consumi significano meno vendite da parte delle aziende che si vedono costrette, così, a licenziare o addirittura a chiudere la propria attività.

Ma veniamo ad oggi. In questi mesi, alla flessione della crescita economica cinese si è sommato il crollo delle economie di Russia e Brasile, provocando il rallentamento generale della crescita mondiale. Minor crescita economica significa minor consumo di materie prime (le cosiddette commodities). È questo uno dei motivi per cui anche il petrolio ha subìto un notevole crollo del prezzo: l’offerta presente sul mercato supera la domanda di questo bene.

Ciò comporta la sofferenza degli Stati esportatori di petrolio, come quelli del Medio Oriente ed il Venezuela. Ai motivi reali del calo del prezzo del petrolio si aggiunge la guerra commerciale e speculativa in atto tra i produttori petroliferi del Golfo Persico (soprattutto l’Arabia Saudita) e quelli degli Stati Uniti (produttori del cosiddetto shale oil).

La tempesta perfetta sui mercati finanziari

All’economia mondiale che rallenta si aggiunge una speculazione sempre più prepotente, che amplifica il crollo dei prezzi delle materie prime e degli indici azionari. I fondi d’investimento gestiscono miliardi di euro e condizionano l’andamento dei mercati finanziari. Dopo anni di crescita delle economie e degli indici azionari mondiali (non quelli italiani), gli investitori hanno percepito che era alle porte un rallentamento ed hanno deciso di non continuare ad investire, soprattutto nelle zone cosiddette periferiche o definite “in bolla” (si parla di “bolla sui mercati” quando un indice gode di una crescita esponenziale molto al di là degli effettivi fondamentali).

Il crollo dei mercati finanziari è partito, come prevedibile, in Cina ed il venir meno della forza cinese indebolirà tutte le economie mondiali. Immaginate un esempio semplice semplice: vi trovate in una bella discoteca piena di gente, quando d’un tratto qualcuno urla “al fuoco!”. Tutti si metteranno a correre verso l’uscita, scatenando il panico generale. Neppure uno dei presenti si manterrà fermo, in attesa di comprendere se l’allarme sia autentico e se i sistemi di sicurezza del locale siano tali da garantire la sua sicurezza. Tutti si catapulteranno là fuori, col rischio di farsi travolgere dalla ressa. Fuggono? Facciamolo anche noi, poi si vedrà.

Questo è ciò che sta accadendo nei mercati di tutto il mondo. Apparentemente crolla tutto, travolgendo ogni settore e qualsiasi titolo. Lo strumento dello short (meccanismo esistente in borsa, che permette di vendere azioni senza averle precedentemente acquistate) causa un’ulteriore pressione al ribasso degli indici, amplificando a sua volta l’intensità del calo degli indici.

Un attacco finanziario all’Italia?

Come ricordavo, negli anni passati la gran parte dei mercati finanziari mondiali ha visto un notevole rialzo. Tra questi, purtroppo, non c’era l’Italia.

Ciò era dovuto soprattutto ai timori legati alla sostenibilità dell’enorme indebitamento dello Stato italiano, una tra le ragioni per cui lo “spread” (il differenziale tra i tassi d’interesse del BTP italiano e del Bund tedesco) è stato così alto, e tende ad elevarsi nuovamente in ogni situazione di crisi. Non a caso, lo spread sta salendo anche in questi giorni, debilitando i conti dello Stato italiano che deve emettere debito ad un tasso d’interesse maggiore.

Un eventuale default dell’Italia (in pratica l’impossibilità di restituire i soldi avuti in prestito) farebbe collassare l’economia nazionale travolgendo banche, imprese e famiglie.

Il timore generato da questo ipotetico (ma non impossibile) scenario spaventa gli investitori, che fanno rotta verso altri mercati causando un impoverimento nei nostri mercati di capitali. Se l’economia nazionale si mantiene debole ed i mercati finanziari non risultano attraenti, le imprese italiane si possono scordare ogni ambizione di sviluppo. Anche le banche s’indeboliscono e finiscono con l’avvitarsi in una difficoltà sempre maggiore a riscuotere i prestiti effettuati. Ciò asfissia l’economia reale e scatena dubbi sulla sostenibilità del sistema bancario nazionale. Per questo le banche italiane sono le più penalizzate d’Europa e spesso devono ricorrere a massicci aumenti di capitale.

Gli scenari futuri

L’orizzonte è pieno di rischi ed incertezze ma è importante mantenere la calma. Viviamo in un periodo di eccezionale volatilità e speculazione, tuttavia probabilmente fra pochi mesi la situazione si stabilizzerà.

Certo, la fiducia che si respirava fino al mese scorso appare lontana, ma ricordiamo ai nostri lettori che le montagne russe sono da sempre una regola dei mercati. Quindi,  all’erta ma non in preda al panico.

Alcuni motivi per essere moderatamente ottimisti ci sono. Ricordiamo che molte aziende continuano a fare utili, le economie europee si stanno riprendendo dopo anni di difficoltà, la Cina tornerà a crescere e la Banca centrale europea continuerà a sostenere la liquidità delle banche e dei mercati.

Info Autore

Paolo Funassi

Paolo Funassi

Presidente di società pubblica, è ex imprenditore ed ex collaboratore presso il Senato e il Consiglio Regionale della Lombardia. Hobby principale: arbitrare nei campionati di football americano, dopo essere stato per anni arbitro di calcio.