Attualità

Amazzonia: un’enorme diga minaccia gli indigeni

amazzonia
Federica Frigeri
Scritto da Federica Frigeri

Un’immensa diga minaccia l’Amazzonia: è la nuova battaglia di Greenpeace, da sempre in prima linea per la salvaguardia dell’ambiente. Al centro del caso ci sono le principali compagnie energetiche europee, da tempo impegnate in un’irresponsabile forma di “colonialismo economico” a danno del polmone del pianeta. La diga dovrebbe essere innalzata sul fiume Tapajos, come spiega Greenpeace nella sua campagna di sensibilizzazione.

 

Il fiume toccato dal progetto attualmente permette la vita a più di 14 mila indigeni e a molteplici specie animali e vegetali. Si prevedono danni devastanti: la realizzazione dell’enorme diga, che dovrebbe essere alta 53 metri e lunga 7,6 chilometri con una capacità di ottomila megawatt, porterebbe all’allagamento di un’estesa area della Foresta amazzonica. L’inondazione dei villaggi e dei territori sacri agli indigeni Munduruku renderebbe indispensabile evacuare le popolazioni. In caso contrario la speculazione, appoggiata dal governo brasiliano, porterebbe ad una strage che si sommerebbe agli effetti procurati dalla riduzione della portata dei fiumi.

L’accusa di Greenpeace è chiara: il programma avrà un pesante impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici anche a causa del rilascio di metano, provocato dalle imponenti opere in programma L’associazione parla con cognizione di causa: un progetto simile, infatti, ha già portato alla costruzione della diga di Belo Monte, sempre in Amazzonia, causando un disastro ambientale e umanitario di drammatiche proporzioni.

A seguito di un rapporto del FUNAI (agenzia brasiliana responsabile per le questioni indigene), nel quale è stata testimoniata l’importanza del territorio per i Munduruku, i lavori sono stati bloccati temporaneamente, ma né le popolazioni né l’ambiente possono ritenersi al sicuro.

Dopo le accuse di Greenpeace, Enel ha ufficialmente abbandonato il progetto, comunicando la decisione al ministero brasiliano. La richiesta dell’associazione ambientalista è che il piano di costruzione della diga venga completamente cancellato, riconoscendo al popolo Munduruku il diritto di vivere nei propri territori.

Info Autore

Federica Frigeri

Federica Frigeri

25 anni: uno in Inghilterra, uno in biblioteca, molti a scuola. Laureata in Scienze della Comunicazione, al momento un po’ stagista e un po’ laureanda in Editoria.