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Con l’Agenda digitale il cittadino diventa “spid”

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Giulio Marchesi
Scritto da Giulio Marchesi

Ciascuno di noi avrà una propria, unica identità digitale per interagire con la pubblica amministrazione e le aziende.

L’Agenda digitale quest’anno entrerà prepotentemente nella nostra vita, eppure non è così semplice raccogliere informazioni dirette ed immediate. Ad essa è dedicato un sito web del governo (www.agendadigitale.gov.it): una spoglia paginetta che ne dà una definizione e rimanda all’Agenda digitale sul sito della Commissione europea (in inglese), alla Comunicazione della Commissione UE, al sito del Dipartimento digitalizzazione e innovazione tecnologica e, infine, al sito di dell’Agenzia per l’Italia digitale (http://www.agid.gov.it/) dove si trovano le informazioni più aggiornate.

In realtà “Agenda digitale” è un’etichetta che vorrebbe racchiudere in sé la multiforme e dirompente realtà dell’innovazione informatica e digitale (elettronica, secondo l’aggettivo preferito dai comunicati UE) che è cresciuta, cresce e si sviluppa in modo autonomo e imprevedibile sul fronte della tecnologia. Pensate al cloud, alle app, ai pagamenti elettronici o ai droni, per fare qualche esempio recente…

Ci sono due aspetti fondamentali da considerare: l’aspetto della tecnologia informatica in sé e quello delle normative che regolano la creazione e l’utilizzo della tecnologia informatica. Non si può comprendere del tutto l’uno se non si mastica un po’ dell’altro.

L’intreccio tra normativa e tecnologia

Pensate ad esempio all’utilizzo dell’home banking: c’è un’infrastruttura informatica (il vostro pc, la connessione internet, la chiavetta OTP – “One Time Password) e c’è un’infrastruttura normativa che dà valore a ciò che fate o potete fare con gli strumenti informatici (il CAD o Codice dell’Amministrazione Digitale, il Regolamento sulle firme elettroniche, il Testo unico delle legge bancaria ecc.). Questo schema, con l’Agenda digitale, diventa pervasivo e riguarda pressoché tutti gli aspetti della vita comune: acquisti, servizi on line, il cellulare, l’accesso ai servizi sanitari e finanche la nostra stessa identità digitale.

Il Sistema pubblico d’identità digitale

Di particolare interesse per il cittadino, che è il soggetto al centro del cambiamento ed è chiamato a parteciparvi, è il progetto denominato SPID: Sistema Pubblico di Identità Digitale. E’ il primo tassello, fondamentale, di un disegno molto più vasto.

Secondo Agid “SPID è il nuovo sistema di login che permetterà a cittadini e imprese di accedere, con un’unica identità digitale, a tutti i servizi online di pubbliche amministrazioni e imprese aderenti. Grazie a SPID verranno meno le decine di password, chiavi e codici necessari oggi per utilizzare i servizi online di PA ed imprese. L’identità SPID è costituita da credenziali con caratteristiche differenti in base al livello di sicurezza richiesto per l’accesso. Esisteranno tre livelli di sicurezza, ognuno dei quali corrisponderà a tre diversi livelli di identità SPID.” (Fonte: http://www.agid.gov.it/agenda-digitale/infrastrutture-architetture/spid/percorso-attuazione).

Naturalmente, SPID si deve conformare a quanto disposto in materia dall’Unione Europea.

Se SPID non è così speed…

SPID è un po’ in ritardo (solo il 19 dicembre sono stati accreditati i primi tre gestori) e sono necessari adeguamenti sia del Codice dell’amministrazione digitale sia dell’interoperabilità del recapito certificato di comunicazioni elettroniche (in pratica, rendere funzionante anche nei Paesi membri la posta elettronica certificata attualmente in uso solo in Italia). E il tempo stringe: eIDAS è un Regolamento dell’UE che entrerà in vigore l’1 luglio 2016, quindi uno strumento normativo direttamente applicabile nello Stato membro (a differenza della Direttiva, che richiede un provvedimento legislativo attuativo).

In concreto, SPID prevede tre livelli di accesso: un primo livello costituito da username e password, un secondo livello, più sicuro, che aggiunge ai primi due un fattore otp (ad esempio tramite app su cellulare). Infine il terzo livello, il più blindato, utilizza certificati digitali, smart card e pin, come la firma digitale.

Tramite un unico “account” si potrà accedere a tutti i servizi che la pubblica amministrazione ed i soggetti privati che aderiranno vorranno mettere a disposizione. Tra i primi soggetti che adotteranno SPID ci sono Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, le regioni Piemonte, Friuli VG, Liguria, Toscana, Marche ed Emilia Romagna e il comune di Firenze.

Identità digitale unica e privacy

L’identità digitale unica è accompagnata da alcuni timori, come il sospetto di essere tracciati e profilati in ogni attività che facciamo. La si può vedere come un pericolo per la propria libertà, ma io preferisco considerarla una grande opportunità di semplificazione nell’utilizzo dei servizi, a patto che il cittadino (sempre lui) sia consapevole della responsabilità che deve accompagnare l’utilizzo di queste tecnologie. Anzitutto il dovere di conoscere e comprendere, almeno a grandi linee, funzioni, limiti e rischi nell’utilizzo esteso dell’ICT.

E l’alfabetizzazione informatica?

Non a caso l’art. 3 del CAD stabilisce che “i cittadini e le imprese hanno diritto a richiedere ed ottenere l’uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni (…) e con i gestori di pubblici servizi” Mentre l’art. 8 si preoccupa di precisare che “lo Stato promuove iniziative volte a favorire l’alfabetizzazione informatica dei cittadini con particolare riguardo alle categorie a rischio di esclusione, anche al fine di favorire l’utilizzo dei servizi telematici delle pubbliche amministrazioni.

Il vero problema dell’adozione dell’ICT è che i tempi dell’evoluzione tecnologica sono rapidissimi, mentre la formazione e la conoscenza dei cittadini, specie di quelli un po’ più avanti con gli anni, è del tutto insufficiente. E, purtroppo, ad oggi non si esistono quei programmi di “alfabetizzazione informatica” a cui la legge fa riferimento. Riuscirà la buona volontà individuale a sopperire a questa mancanza? Da parte nostra, su Glob.Press cercheremo di offrire qualche informazione in più.

Buon 2016 o, in linguaggio binario, 11111100000!

Info Autore

Giulio Marchesi

Giulio Marchesi

Avvocato in Bergamo, sposato con Gabriella, due figlie. Si occupa di diritto commerciale, tributario e della riscossione. Nata come passione, la sua conoscenza del diritto dell'informatica e dell'amministrazione digitale si è trasformata in continua ricerca e perfezionamento della materia. È referente della Commissione Informatica presso l'Ordine degli Avvocati di Bergamo.